venerdì 30 dicembre 2011

GRUPPO DI STUDIO PER L'OCCUPAZIONE: SCRIVETECI.


Dal Messaggero Veneto di giovedì 29 dicembre 2011

TRIESTE. Saranno 568 i lavoratori che saranno assunti dalle imprese o dalle cooperative individuate dalle Pubbliche amministrazioni che si sono aggiudicate il finanziamento nell’ambito dei Lavori di pubblica utilità. Fra queste i Comuni di Trieste e di Pordenone, il Cro di Aviano, la Comunità montana della Carnia, la Provincia di Udine, il Parco naturale delle Dolomiti friulane e l’Università di Trieste.
Sono stati infatti 240 i progetti approvati e finanziati dalla Regione che, nella fattispecie, erano riservati ai giovani da 18 ai 36 anni. «Sui Lavori di pubblica utilità - sottolinea l’assessore al Lavoro Angela Brandi (foto) - da parte della Regione c’è stato un impegno importante, dal momento che il finanziamento complessivo ammonta a 12 milioni e 50 mila euro, di cui 5 milioni e 600 mila sono risorse del bilancio regionale e 6 milioni e 450 mila vengono dal Fondo sociale europeo». ( leggi tutto l'articolo)


Segnalo ai lettori che per un approccio critico e propositivo a queste e a tutte le problematiche inerenti la disoccupazione e la precarietà lavorativa in genere , il gruppo Quiudinelibera e l'associazione Generazione del Terzo Millennio hanno creato il Gruppo di Studio per l'Occupazione nell'ambito della regione Friuli Venezia Giulia.
Colgo l'occasione per invitare chiunque legga queste righe e ritenga di essere interessato all' iniziativa a mettersi in contatto con noi scrivendo alla mail perilfuturo@libero.it.
Preciso che il Gruppo di Studio è apartitico e che il nostro comune impegno vuole essere bipartisan, in quanto non ha altro obiettivo che il  miglioramento della situazione occupazionale dei Cittadini.
Impegniamoci assieme per il nostro futuro e quello dei nostri figli: ogni idea e proposta sarà benaccetta e se desiderate unirvi a noi sarete i benvenuti.
Adesso più che mai noi Cittadini dobbiamo essere Protagonisti.
Vi aspettiamo.

Renato Valusso

   

Italia, 2011: disoccupato vive nel container, pensionata lo aiuta. La pubblica assistenza dov'è?

Dal Messaggero Veneto di giovedì 19 dicembre 2011:

 UDINE. Potremmo definirla “un’altra storia”, diversa dalle solite alle quali riserviamo l’apertura del giornale. Non parliamo di cronaca nera, di fatti cruenti né di giudiziaria. Questa volta parliamo di generosità, e di fede, e della volontà di donare a chi ha meno che non è, evidentemente, scomparsa.
I protagonisti di questa storia sono due persone molto diverse tra loro. Da una parte c’è Carmine, quarantenne napoletano emigrato a Pordenone in cerca di lavoro e di un futuro e finito a vivere in un container messogli a disposizione da un amico. La sua “casa” è dotata di una stufetta insufficiente a scaldarsi e poco altro. non ha abiti di ricambio, ha un lavoretto saltuario che non gli consente di mettere insieme il pranzo con la cena, ma è deciso a non rinunciare: «A Napoli a mani vuote non ci voglio tornare», aveva raccontato alla collega del Messaggero Veneto il giorno di Santo Stefano.
La vicenda di Carmine, raccolta da Chiara Benotti, è stata pubblicata dal nostro giornale insieme ad un appello: «Se qualcuno vuole darmi un’occupazione o un tetto per avere meno freddo la notte, oppure un paio di jeans e un maglione...».
La richiesta di Carmine non è caduta nel vuoto. A raccoglierla è stata una signora, pensionata, di San Quirino il cui nome siamo riusciti a strapparle dal riserbo che sempre caratterizza la gente pordenonese. Lucia Graziani, si chiama, e vive «della mia pensione», e certamente non è un vitalizio da nababbi. Non solo, il figlio sconta, come tanti altri in questa provincia, il prezzo della crisi: l’azienda per cui lavora ha fatto ricorso alla cassa integrazione, dunque stipendio ridotto per le ore non lavorate. Eppure «io ho tanta fede - spiega la signora Lucia nel corso della telefonata in redazione per chiedere informazioni su dove rintracciare Carmine - e dove si mangia in due si mangia anche in tre».
E’ pronta ad aprire le porte della propria casa, questa coraggiosa donna, a qualcuno che non conosce ma che sa avere bisogno di un pasto caldo e di un tetto sulla testa. Ci sono, per Carmine, anche alcuni capi di abbigliamento, forse non nuovissimi ma dignitosi. E, infine, la speranza di un lavoro. Lucia si è infatti rivolta ad un’officina che sta ricercando collaboratori e intende mettere in contatto il proprietario dell’azienda con il quarantenne disoccupato, che in precedenza ha fatto il metalmeccanico salvo perdere il posto a causa di una delle tante riorganizzazioni che la congiuntura negativa ha imposto a molte imprese del Friuli occidentale.
Come promesso vi abbiamo raccontato un’altra storia, una storia di solidarietà, di generosità, di disponibilità. Una storia a lieto fine che ricorda tanto quella delle fiabe e come accade per le favole, è in grado di insegnare qualcosa a chi sa ascoltare. Ed è con un pizzico di gioia che l’abbiamo raccontata per essere stati lo strumento grazie al quale queste persone, Lucia e Carmine, si sono incontrate.
Elena Del Giudice 

Infatti, una bella e confortante vicenda di solidarietà umana fra persone comuni: vada tutto il nostro apprezzamento alla signora Lucia e un forte augurio di buona fortuna a Carmine.
Tuttavia, in questa storia c'è qualcosa che merita invece tutt'altro giudizio: vi sembra possibile che a Pordenone, nel ventunesimo secolo, non ci sia una istituzione pubblica in grado di assicurare un minimo di aiuto a un cittadino, sia pure residente altrove ma comunque cittadino italiano, a un lavoratore che non certo per sua volontà è rimasto privo di occupazione e di un alloggio, che non ci sia un solo ente pubblico che possa offrire a quest'uomo almeno un posto letto e un pasto decente? che debba essere invece una persona che oltretutto non naviga certo nell'oro ad aiutare Carmine in forma personale quando dovrebbe essere normalissimo che in una città di una nazione evoluta del mondo occidentale esistano delle forme di soccorso efficaci per situazione di questo genere, che fra l'altro da noi non sono poi così diffuse.
Alla struttura pubblica italiana, in questo caso così come in tanti altri, vada tutto il nostro disprezzo e la nostra indignazione.

 Renato Valusso



Vade retro, Englaro.

E' di ieri, 29 dicembre 2011, questa notizia riportata dal Messaggero VenetoFilm su Eluana, l'Udc blocca i fondi che nessuno ha mai chiesto ( leggi tutto).
Evidentemente, a parere dell'Udc, ma non solo, in Regione si dovrebbero finanziare solo film sulla Madone di Taviele: che pena.

 r. v.  


SCRIVETE A QUIUDINELIBERA


SE DESIDERATE POSTARE UN ARTICOLO SUL BLOG SCRIVETECI A perilfuturo@libero.it.

QUIUDINELIBERA E' UNA VOCE SINCERA.



Da Udine all'Italia e ancora Avanti!

Cari Amici, vi comunichiamo che in considerazione dei temi di cui ci stiamo occupando negli ultimi mesi, abbiamo deciso che uno spazio come il nostro, nato a suo tempo soprattutto per dare a chi fosse interessato una possibilità di incontro e di dialogo sulle tematiche legate alla zona di Udine e del Friuli, non basta più.
Ci sembra che a degli argomenti che hanno una valenza nazionale ed europea sia preferibile conferire una cornice più ampia di quella indicata dal blog Quiudinelibera: per questo siamo lieti di segnalarvi che a breve prenderà vita sul web Qui Libera Italia, un luogo virtuale in cui un gruppo di persone che desiderano una realtà umana e sociale diversa da quella attuale potrà scambiarsi idee e informazioni per costruire un progetto socio-economico dove prevalgano i diritti democratici del cittadino e la centralità della persona umana e non gli interessi delle élite politico-economiche o le scuole di pensiero ispirate alla prevaricazione dei pochi sui molti.
Naturalmente, il blog Quiudinelibera continuerà ad esserci e ad avere la funzione di accogliere notizie, informazioni e commenti incentrati sui fatti più strettamente localistici.
Ringraziando calorosamente tutti voi Lettori che con il vostro interesse e la vostra partecipazione ci avete infuso fiducia e contribuito a far crescere la nostra azione informativa e di impegno, vi diamo appuntamento sulla nostra nuova piazza di comunicazione e di lotta, che sarà pronta entro le prime due settimane del gennaio 2012.
Un caro saluto a tutti voi.

Lo staff di Quiudinelibera


mercoledì 28 dicembre 2011

Pontifex e Occhio di Falco: il delirio di un fanatico religioso e le considerazioni di un giovane un po' perplesso...


Ultimamente, il comico Crozza  ha interpretato la biasimevole parodia del Papa nella trasmissione che gestisce su La 7. Pontifex ha severamente censurato questo atto, perché indelicato, inelegante, inopportuno e per fine anche blasfemo. Il Papa, non lo si dimentichi, oltre che Capo di Stato estero, é il Vicario di Cristo sulla terra e simbolo religioso. Ora che cosa sta accadendo? Che nella terra di Crozza, la Liguria in pieno periodo natalizio, si è scatenato un incendio dalle enormi dimensioni. Quasi trecento, per ora, sono gli sfollati. Anche a Genova, si è registrata una fuga di gas. Nessuna colpa ovviamente hanno costoro che meritano tutta la umana solidarietà, ma analizziamo: che cosa  sta divampando? Fiamme, quelle che purificano, ma anche indicano l'Inferno, la dannazione. Dio non manda mai il male, in quanto essere buono e misericordioso, ma permette il male, perché da questo possa derivare un bene. Il bene, in questo caso, è il ...

... concentrasi sul motivo di questa sciagura, formulando semplicemente ipotesi e lanciando spunti di riflessione.

La ribellione di un cittadino di quella terra al Vicario di Cristo sulla terra, cosa che Dio non ama e segnala.

Dall'incendio, è nata una sorta di esodo, come le migrazioni che sanzionarono e colpirono il popolo ebraico per la sua infedeltà e ribellione a  Dio.

Crozza, vai avanti in questo modo, ogni volta che  ne combini una ecco il messaggio: alluvione a Genova e incendio  nella Liguria.

Chiaro ed evidente che cosa significhi sfidare la pazienza di Dio.

Crozza, pentiti e chiedi almeno perdono. Ironia, verità, congetture? Valuta tu.

E anche nel Texas si é verificato un episodio sul quale meditare.

Sette persone sono morte nell'opera di scartare i regali alla mezzanotte del Natale.

Succede quando si trasforma il Natale, al posto di una festa religiosa, in una sorta di avvenimento pagano, in cui il vero protagonista diventa il Dio regalo, al posto di Cristo.

Bruno Volpe

Mi scuso con i lettori di Quiudinelibera per l'insieme di idiozie sopra riportato, ma ho dovuto farlo per far ben comprendere il senso del messaggio "cristianamente illuminato" del Sig. Volpe, vero faro di saggezza in quest'epoca buia.
Mi chiedo come possa un figlio del ventesimo secolo esprimersi nei termini in cui Volpe si esprime; mi chiedo altresì se la Chiesa sia al corrente del fatto che quest'uomo si erge a difensore dei valori del cristianesimo e in quale considerazione egli venga tenuto dal clero.
Intristisce vedere come lo spirito di un Torquemada viva ancora nelle parole di quest'uomo, che nel mentre ci descrive un dio buono e misericordioso grida alla "giustizia divina" che falcia sette vite umane.
Ho letto da qualche parte che Volpe è un tipo permaloso e che è facile a sporgere querela contro chi osa criticarlo: ebbene, se riterrà il caso di farlo, lo faccia pure anche nei miei confronti.
Credo che nessun magistrato che abbia veramente a cuore la propria integrità possa dargli ragione.
Se poi fra chi legge ci fosse un prete o un religioso in genere, reitero la domanda già espressa sopra: ma questo la Chiesa se lo fila veramente ?
Di seguito, vi posto un video pubblicato da Thomas Wild Turolo, alias Occhio di Falco sul suo blog, nel quale il nostro Amico risponde all'articolo di Bruno Volpe con una saggezza e una serenità invidiabili, considerando anche i suoi trent'anni, venti in meno rispetto al Sig. Volpe...



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 Renato Valusso




Scienza economica: la MMT

Questo che vi posto è il primo di una serie di video riportanti delle interviste agli economisti L. Randall Wray e Bill Mitchell sulla Modern Money Theory.
Se avete una buona padronanza dell'inglese, la comprensione dei dialoghi non sarà difficoltosa per voi com'è invece per chi scrive, che per cavarci qualcosa di intelligibile si è dovuto arrangiare con dizionari e il traduttore di Google...maledetta l'ignoranza!
Buona visione.


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  r. v.


martedì 27 dicembre 2011

BANCHE, FINANZA ED ECONOMIA REALE - PARTE PRIMA


Ancora un contributo dell' Amico Guido Grossi, che pubblichiamo invitando i lettori a esprimere la loro opinione in merito: postate nello spazio riservato ai commenti le vostre idee, osservazioni, domande e giudizi.
L'economia è una materia troppo importante per la vita di ognuno di noi per poterla trascurare.
 r. v.

Una scelta alternativa... e tanta confusione.

Premessa

Il mondo delle banche, della finanza e dell’economia reale è diventato troppo complesso. E troppo importante per poter essere lasciato alla comprensione di pochi. Condiziona le nostre esistenze quotidiane in maniera sempre più invadente e, a volte, oppressiva.

Queste note hanno un duplice scopo: aiutare le persone a digiuno di economia ma soprattutto di finanza, a farsi un’idea di alcuni aspetti importanti; ma anche, forse soprattutto, ad aiutare chi scrive a schiarirsi le idee. Credo, sinceramente, che abbiamo tutti bisopgno di schiarirci le idee in materia. Conto, infatti, su molte critiche costruttive. Qui ci sforziamo d usare volutamente termini e concetti semplificati. Chiunque è però pregato di segnalare eventuali inesattezze che possano distorcere la comprensione della realtà.

Andiamo avanti per piccoli passi. Nessuno oggi riesce a leggere un testo lungo. Dividiamo quindi l’analisi in tre parti, cominciando dal punto di vista del cliente risparmiatore. Poi vedremo il punto di vista degli intermediari (banche). Infine l’aspetto più importante: gli effetti che le scelte dei due soggetti comportano sull’economia reale.


PARTE PRIMA  La scelta del risparmiatore

Un cliente si presenta allo sportello di una banca con un po’ di risparmio. E’ alla ricerca di un rendimento sicuro ed elevato. Gli viene proposta una scelta: aprire un conto di deposito; comprare un titolo sui mercati finanziari; oppure affidare il proprio risparmio alla banca che lo gestirà in maniera professionale, investendolo, per conto del cliente, sui mercati finanziari.

Analizziamo le alternative, partendo dal punto di vista del cliente.

Conto di deposito. Viene offerto un tasso di interesse prossimo allo zero per un conto corrente, destinato a vedere numerose successive operazioni di deposito, prelievo, pagamenti, incassi e servizi aggiuntivi vari. Se il conto è vincolato il tasso d’interesse può essere più alto. Il rendimento netto di tutti questi conti, comunque - dedotte spese, commissioni e tasse - è molto basso, se non addirittura negativo.
Un aspetto molto importante è dato dal profilo di rischio. Il denaro è al sicuro. L’unico rischio che corre il cliente è che la banca fallisca e l’importo del deposito sia superiore a quello garantito dal fondo interbancario di garanzia (100.000 euro). All’interno di quella cifra il capitale depositato è veramente al sicuro.


Titolo. Ce n’è per tutti i gusti. Obbligazioni, azioni, derivati, strutturati... Semplifichiamo moltissimo dicendo solo che comprando un titolo il cliente si assume un rischio diretto sul suo investimento.
Maggiore è il rischio che assume, maggiore la possibilità di ottenere un rendimento elevato.
Sembra un concetto lineare. Invece, nella realtà, la possibilità di comprenderlo interamente cozza contro la natura umana, da una parte, e contro le leggi che sono state scritte in maniera tutt’altro che efficace.
Innanzi tutto bisogna distinguere fra le persone orientate ad assumere rischi e le persone che, invece, sono contrarie ai rischi. Per natura o per circostanze oggettive  e contingenti.
Qui il problema andrebbe risolto con grande trasparenza, separando con coraggio e determinazione le due alternative: ai clienti contrari alla assunzione di rischi si dovrebbe consentire di andare solo presso una banca commerciale, che fa solo operazioni di deposito e di credito. Anche - e soprattutto - perché la propensione al rischio non dipende solo da una condizione psicologica, ma da una condizione pratica molto importante. Per alcuni, perdere una parte dei risparmi è cosa dolorosa ma sopportabile. Per altri può essere oggettivamente disastrosa. (es.il risparmio necessario a pagare rate di mutui, l’istruzione universitaria dei figli, eccetera).
Ad una persona che ha propensione al rischio, invece, (e possibilità di sopportare eventuali perdite) può essere concesso di scegliere fra le varie soluzioni alternative.
Anche in questo caso, però, constatiamo statisticamente che - fra le persone orientate ad assumere rischi - la mente umana tende nella stragrande maggioranza dei casi a sotto stimare i rischi e a sopra stimare le opportunità. Nella realtà, nove persone su dieci concentrano l’attenzione più sul rendimento del titolo, che è più alto del conto di deposito, e molto poco sulla possibilità che il titolo possa perdere valore. Anche tutto il suo valore.
Leggi e regolamenti dovrebbero considerare questi aspetti. In realtà impongono agli intermediari di evidenziare e descrivere approfonditamente il rischio. Ma le descrizioni risultano poi talmente dettagliate e complesse... che la loro efficacia sparisce.
Badate bene, non è poco utile, questa descrizione: per come è fatta (rispettando la legge) diventa dannosa: produce l’effetto opposto. Il pensiero che si forma nella testa dell’investitore profano è il seguente: “ho firmato tante di quelle carte e documenti, prospetti informativi così corposi e complicati che.. non ci ho capito nulla (anzi non li ho proprio letti perché mi ci vorrebbe un mese..) ma il rischio sarà sicuramente piccolo e lontano, visto che quell’investimento me lo hanno descritto così bene e me lo hanno pure consigliato” ...
E’ esattamente come per i disclaimer che troviamo nelle confezioni dei medicinali. Lo sappiamo che sono scritti per avvertirci dei pericoli, degli effetti collaterali. Ma, ci diciamo, quelle cose non capiteranno mai a noi.. E se fossero veramente pericolose e frequenti non sarebbero mica matti da farcele prendere queste medicine... .... In Finanza, la frequenza degli incidenti è enormemente superiore a quella che avviene nel campo dei medicinali (almeno spero). E la forza di attrazione di un bel guadagno facile è molto elevata. 
Fin qui il discorso vale per le cose semplici. E cioè per un titolo di stato, per un titolo obbligazionario della banca o di altre società, per un titolo azionario.
Ma la realtà dell’offerta è estremamente più complessa. Volutamente più complessa: arrivano i derivati. Scommesse. Scommesse sempre più spesso di una complessità insostenibile.
Il grosso guaio, qui, è che non te lo dicono. O, comunque, non te lo fanno capire. Il derivato c’è ma non si vede. Ti ritrovi solo una proposta di investimento confezionata con nomi fantasiosi in cui, sinteticamente, ti dicono: capitale garantito (non sempre ma spesso), rendimento minimo garantito (non sempre ma spesso) e.. se succederà questo o quello.. avrai rendimenti da favola!
Nel prospetto informativo ci sono pure, doviziosamente, scritte le formule. Peccato che su sessanta milioni di cittadini ci possono essere al massimo uno o due individui in grado di capire, leggendo quelle formule, cosa possa succedere al valore del titolo e agli interessi. Si tratta degli individui che hanno fisicamente concepito e strutturato il derivato che è stato infilato dentro al titolo. E, se non hanno a portata di mano un potente computer in grado di analizzare il rischio e le sue infinite variabili.. neppure loro saranno in grado di dire qualcosa di sensato e preciso.
Una cosa che non ti dicono mai (a parte quelle clausolette scritte piccole piccole) è che se sei costretto a vendere il titolo prima della scadenza, il capitale non è più garantito. Può accadere, nella realtà, di perderne una parte. Anche una parte molto significativa.
Per due motivi. Uno: quando ti hanno venduto il titolo, facendolo pagare 100 euro, le banche lo hanno registrato nei loro bilanci ad un valore diverso (90 - 95, ad esempio), realizzando un profitto sulla vendita (un profitto veramente allettante, fate mente locale..). Se il cliente prova a rivendere quel titolo alla stessa banca, dopo una settimana, anche se non è successo nulla sui mercati.. gli diranno che non conviene vendere.. che non si può vendere.. che, comunque, vale un po’ di meno.. non è che ti possono dire: vale 90..!
Due: se i prezzi dei mercati finanziari ai quali il derivato è legato si sono mossi, il valore attuale del titolo varia, anche di molto. Naturalmente può salire e può scendere, il prezzo. Ma, siccome come varia quel prezzo è calcolato con quelle formule astruse che solo una o due persone sono in grado di capire, il prezzo tende a salire poco...quando dovrebbe salire e, misteriosamente, a  scendere molto... quando è giusto che scenda.
Altra cosa non detta. Il capitale è garantito.. nel senso che, se te lo restituiscono, ti restituiscono tutti e cento gli euro investiti, più gli interessi (pochi ed eventuali) maturati nel periodo. Ma non è garantito dal punto di vista del rischio di credito sull’emittente. Un titolo è una promessa di pagamento da parte di un soggetto giuridico che ha emesso il titolo, per raccogliere risparmio direttamente sul mercato: l’emittente. Se questo soggetto fallisce prima della scadenza (che può essere anche di lunga durata.. 5-7-10 anni) Il capitale ce lo siamo giocato. Lo perdiamo tutto o in gran parte. Punto.
Emittente può essere lo stato, un ente pubblico, una azienda privata, un soggetto nazionale o estero. Spesso è la banca stessa, oppure una banca straniera. Pochi percepiscono la differenza con il deposito effettuato presso la banca, che è garantito dal fondo interbancario di garanzia. Se al posto del deposito si possiede un titolo della banca, e questa fallisce, il capitale è perso. Bella differenza, no?
Chicca: la legge richiede alle banche di valutare la capacità degli investitori di “comprendere” i rischi. Cioè: vieta alle banche di vendere titoli a chi non è ritenuto in grado di negoziarli in maniera consapevole.
Peccato che l’assolvimento è - di fatto - formale. Ti fanno leggere e compilare questionari e moduli in cui firmi e sottoscrivi che non sei mica un coglione... Lo sai bene quello che fai... E te ne assumi la responsabilità...
Forse le leggi che servono a tutelare gli investitori dovrebbero essere scritte da qualcuno che non sta dalla parte della finanza.


Risparmio gestito. Se il cliente ha propensione al rischio ma non ha conoscenza dei mercati finanziari può affidarsi all’esperienza professionale della banca. La banca percepisce una commissione per la gestione, investe - direttamente o indirettamente - i fondi sui mercati finanziari, secondo diverse tipologie, e riconosce al cliente i risultati, positivi o negativi, della gestione stessa. Sembra sensato.
Abbiamo già visto che il rendimento di un qualunque investimento finanziario è funzione proporzionale del rischio. Questo è vero anche secondo modelli matematici, che vengono in effetti utilizzati dai professionisti.
L’investimento finanziario a più basso rischio è quello a più basso rendimento. Normalmente è rappresentato dall’investimento a brevissimo termine in titoli di stato o equivalenti.
Un principio basilare, fondamentale, imprescindibile e inviolabile del mondo degli investimenti finanziari, è la tendenza verso la sostanziale parità, nel lungo periodo, del rapporto rischio/rendimento di tutti gli investimenti alternativi. Tanto più forte quanto maggiore è la trasparenza dei mercati.
In parole povere. Un investimento rende di più solo perché è più elevata la probabilità che - ogni tanto - possa comportare la perdita parziale o totale del capitale. Nel breve periodo, se non si verifica l’evento dannoso, il rendimento sarà effettivamente maggiore. Se si verifica l’evento dannoso, il rendimento sarà catastrofico. Nel lungo periodo, invece, facendo la media dei guadagni e delle perdite, il risultato sui diversi mercati tenderà ad essere equivalente.
Gli operatori professionali dispongono di modelli matematici che servono appositamente a confrontare in continuazione i profili di rischio e di rendimento di tutte le alternative disponibili sul mercato. Sempre pronti ad investire quando il rapporto è conveniente, pronti a vendere quando peggiora. Contribuendo così a creare e mantenere quell’equilibrio verso il quale il sistema tende.
Naturalmente il sistema non è perfetto. E non è trasparente. Non è detto che  tutti abbiano le stesse informazioni, come richiederebbe un modello ideale. Ma questo è un altro discorso.
Però, nel complesso, giudicate voi.
Se gli operatori professionali fossero veramente in grado di “garantire”, solo per effetto della propria professionalità, un rendimento superiore a quello “normale di mercato”.. Ma vi pare che starebbero a fare quel mestiere la? Alle dipendenze di un datore di lavoro? Per regalare ai clienti guadagni extra e accontentandosi di uno stipendio, seppure buono e di qualche lauto premio?
La realtà è un po’ più grigia. Nei periodi in cui i mercati finanziari (o alcuni settori dei mercati finanziari) tirano, i rendimenti delle gestioni possono anche dare soddisfazione. Appena arriva un po’ di maretta... Arrivano inevitabilmente i problemi.
In sintesi, il rendimento di una gestione che si confronta con un benchmark  di riferimento (per esempio, con l’andamento dell’indice S&P) sarà pressappoco pari al rendimento dell’indice .. diminuito delle commissioni di gestione.  E' vero che ci sono fondi di investimento, come ad esempio quello di Warren Buffet, che storicamente dimostrano performance superiori alla media. ma quelli, non sono riservati ai cittadini comuni. E non è un caso che la persona citata sia una delle persone più ricche del mondo.


 Come difendere meglio gli investitori.

Il risparmio svolge una funzione sociale enormemente importante. Nella vita degli individui e delle famiglie, per l’economia nel suo complesso. Va tutelato. Va difeso. Le leggi attuali e l’intero sistema delle Autorità coinvolte e preposte NON risponde allo scopo.

Come migliorarlo.

A) Prima cosa da fare: separare il mondo della finanza (titoli) da quello del credito commerciale (depositi e prestiti). Sono destinati a persone che hanno bisogni diversi. E siccome la comprensione è oggettivamente difficile, nell’interesse della società la chiarezza andrebbe imposta a monte: da un lato della strada ci deve essere la banca commerciale; dall’altro lato, la banca d’investimento. Vedremo in seguito altre motivazioni ancora più importanti per suffragare la necessità di questa azione. Ma già questa motivazione dovrebbe essere sufficiente.

B) Sarebbe utile presentare sempre il concetto rischio/rendimento invertendo l’ordine dei fattori: maggiore è il rendimento, e maggiore diventa la certezza statistica che un investimento a rendimento elevato finisce male, prima o poi. Maggiore il rendimento, più alta la probabilità di perdere tutto o parte del capitale investito. Qualcuno lo fa, ma in maniera comprensibile solo ai professionisti.

C) La rappresentazione del rischio deve essere semplice, chiara, trasparente. Contenuta in poche righe scritte con parole e strumenti accessibili al grande pubblico.

D) Mettere un derivato (che è una scommessa) dentro un titolo e proporre il titolo ad un soggetto che non sia uno del mestiere - e cioè uno che per professione struttura e negozia derivati, ed è dotato di strumenti idonei per la valutazione - è un atto criminale. Andrebbe sanzionato in base all’articolo 640 del codice penale. A scanso di equivoci, va vietato per legge. Non può essere semplicemente disciplinato. Non possiamo prenderci in giro. Non possiamo mettere un filo di lana attorno al collo di una Belva infernale, affamata e inferocita, portarla in un asilo nido e sperare che se ne stia buona senza fare danni.


Una firma per adeguare gli stipendi dei politici italiani alla media europea.


Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970 n. 352 la cancelleria della Corte Suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla GU n. 227 del 29-9-2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: «Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennita’ degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale».L’iniziativa, nata in modo trasversale ai partiti e promossa dal gruppo facebook “Nun Te Regghe Più”, dal titolo della famosa canzone di Rino Gaetano, ha come obiettivo la promulgazione di una legge di iniziativa popolare formata da un solo articolo: “i parlamentari italiani eletti al senato della repubblica, alla camera dei deputati, il presidente del consiglio, i ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle regioni, i presidenti delle province, i sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica, ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’unione europea, più della media aritmetica europea degli eletti negli altri paesi dell’unione per incarichi equivalenti”La raccolta firme viene effettuata tramite appositi moduli vidimati depositati negli uffici elettorali dei comuni italiani, qui l’elenco aggiornato in tempo reale dei comuni nei quali è già possibile andare a firmare: http://nunteregghepiu.altervista.org/comuni.htmL’iniziativa è completamente autofinanziata dai promotori e dagli aderenti quindi la diffusione dei moduli potrà essere non omogenea, eventuali segnalazioni di comuni sprovvisti di moduli potranno essere effettuate direttamente nel gruppo facebook http://www.facebook.com/groups/nunteregghepiu/ o all’indirizzo di posta elettronica legge.ntrp@gmail.com50.000 firme sono il minimo richiesto dalla legge per la presentazione della proposta, 80.000 sono il numero necessario per sopperire ad eventuali errori e anomalie di raccolta ma il vero obiettivo è quello di poter raccogliere le firme di tutti gli italiani stanchi di mantenere i privilegi di una classe politica capace solo di badare ai propri interessi personali. Una firma non costa molto, continuare a restare indifferenti costa molto di più.Andate a firmare nel vostro comune e non fatelo da soli.



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 r. v.

Una proposta di legge contro lo strapotere incostituzionale di Equitalia

Amici di Quiudinelibera, in quanto persona da sempre di sinistra mi spiace dover constatare che, alla luce delle gravi iniquità che stanno colpendo molti cittadini italiani anche attraverso l'azione spesso al limite dell'incostituzionalità di enti come Equitalia, quella parte politica che teoricamente dovrebbe tutelare maggiormente i diritti delle persone comuni non sta facendo, tanto per cambiare, una emerita mazza.
Mi dispiace vedere che è proprio la destra, rappresentata in questo caso dalla "famigerata" Casapound Italia, ad avanzare una proposta di legge per limitare i poteri di questo ente spesso vampiresco e i suoi effetti micidiali su molte famiglie e aziende.
Pertanto, vi invito a visionare i contenuti della proposta di legge e, se vi persuade, di non esitare a firmarla: per leggere, cliccate qui.
Io lo farò: se stiamo ad aspettare che la sinistra proponga qualcosa di simile, stiamo freschi.
Prometto pubblicamente da questo spazio sul web che non appena saremo in grado di agire in modo più robusto con Quiudinelibera e, se non bastassero più questo gruppo e questo blog già dal nome fin troppo localistico, anche in altra forma, ci attiveremo per fare in modo che molte iniziative vengano finalmente anche da un gruppo di sinistra, mostreremo che non si è capaci solo di creare scemate tipo i "girotondi" o inutilità del genere.
I tempi ormai sono maturi.

Renato Valusso


Paolo Barnard illustra l'evento sulla MMT in Italia

Posto qui sotto i due video apparsi su You Tube in cui Paolo Barnard presenta il summit che si terrà a breve in Italia sulla Modern Money Theory.


                                 1ª parte

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                                  2ª parte

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 r. v.


IMPARIAMO A CONOSCERE IL NOSTRO NUOVO STATO


Impariamo a conoscere il nostro nuovo Stato : è qui che vengono prese tutte le decisioni che contano. Che condizionano profondamente le nostre esistenze. Molto più di quanto possano fare le politiche nazionali che dall'Unione Europea ricevono indirizzi sempre più vincolanti.
Quando aprite il sito, leggete la prima cosa importante, in alto a sinistra: 
"Avviso legale importante"
comincia così la comunicazione aperta delle Istituzioni nei confroni dei suoi cittadini:
"Il presente sito della Commissione europea consente al pubblico un più ampio accesso all'informazione relativa alle sue iniziative e, più in generale, alle politiche dell'Unione europea. L'obiettivo perseguito è quello di fornire un'informazione aggiornata e precisa. Qualora dovessero essere segnalati degli errori, si provvederà a correggerli.
La Commissione non si assume alcuna responsabilità per quanto riguarda le informazioni contenute nel sito."

Non commento. Vi invito a studiare attentamente. A capire come sono strutturati gli organi europei, dove le decisioni vengono prese. Quali le relazioni fra gli stessi. Se poi vi venisse voglia di esprimere un giudizio sul disegno istituzionale che ne viene fuori, vi invito anche a confrontare questo disegno con i principi fondamentali sui quali è basato un moderno stato a democrazia rappresentativa.
Buona lettura.
Guido Grossi



lunedì 26 dicembre 2011

La Pillola del Lunedì (anche oggi, S. Stefano, perché la crisi non va in vacanza)


Oggi, 26 dicembre 2011, giorno di S. Stefano, sarò breve, ma pungente come una tarantola.
Che tenerezza e rabbia vedere i negozi del centro di Udine che fanno le svendite prima di Natale per cessata attività. E non solo, anche nei centri commerciali, fare acquisti la vigilia con lo sconto del 20%. Ovvio. Crescono le tasse, diminuiscono i consumi. Allora, per il 2012 che arriva, facciamola questa rivoluzione. Facciamolo decrescere questo PIL, decisamente, inesorabilmente.
Le aziende sopravviveranno, perchè gli italiani, brava gente, sanno sempre come risorgere.
Per quanto mi riguarda, farò così dal 1° di gennaio.
Aumenta la benzina, io razionalizzo i miei percorsi quotidiani e, per recuperare l'aumento, almeno una volta a settimana mi muoverò in bici.
E'aumentata l'IVA, io riduco i miei consumi aliquota 21%, per sei mesi non comprerò più nulla che sia abbigliamento, profumeria ed elettronica (tanto c'ho gl'armadi che traboccano) saltando a piè pari i saldi di fine stagione.
E già che ci sono riduco pure il resto, per esempio via il filetto, si alle uova, via il parmigiano, si al latteria stravecchio, via i croccantini per le mie due canine (Lucy e Diva), si al minestrone con gli avanzi.
Non bastasse porto un po' di cose belle, ma non più necessarie da Mercatopoli (dopo Là di Moret, sulla statale vs Tricesimo), me le vendo e quel che ricavo me lo metto via.
Ma - sottolineo ma - avvierò una nuova attività imprenditoriale che darà lavoro a due donne - due donne coi controcoglioni, tra l'altro - attualmente non occupate.
Tiè.
Curiosi? Fate bene.
Bye Bye vecchio anno.
Anna Facchini.
Scrivetemi a:   info@mamadiscout.it

domenica 25 dicembre 2011

Studio e Lotta per la Democrazia

Buongiorno a tutti gli  Amici di Quiudinelibera
Il Messaggero Veneto del 24 dicembre ci informa che ogni giorno a Udine ci sono oltre 200 persone che non riescono a mettere un pasto caldo in tavola e che accanto agli stranieri ci sono anche tanti friulani in difficoltà: questo numero ci viene dal Centro di accoglienza Don Adelindo in via Mistruzzi, gestito da don Tarcisio Bordignon e da padre Antonio Berton della mensa dei frati cappuccini in via Ronchi ( leggi l'articolo).
Potete tranquillamente scommettere sul fatto che in realtà il numero delle persone in grave difficoltà economica nella sola Udine è notevolmente superiore a quello indicato da questa cifra: molte volte infatti chi si ritrova in serie condizioni di difficoltà cerca di non renderle note a tutti e preferisce digiunare o quasi piuttosto che recarsi a queste mense qua.
E, fatta eccezione per gli stranieri da poco giunti da queste parti e per coloro che volontariamente o per gravi problemi di carattere psicologico sono caduti nel baratro sociale, ha perfettamente ragione.
Perché dico questo?
Semplice: è ora di finirla con questa carità pelosa, tipica della Chiesa cattolica, che da un lato pretende soldi e favoritismi da questo disgraziato stato Italiano e che poi vuole darcela a intendere sul suo impegno a favore dei bisognosi, attraverso queste strutture che- è palese- in una moderna Nazione d'Europa dovrebbero essere gestite dallo Stato e non da una confessione religiosa.
Basterebbe pensare a tutti i soldi che il Vaticano incassa ogni anno dalle sue tante e poderose strutture turistiche e alberghiere e a quelli che da sempre risparmia sull'ICI per scandalizzarsi; per non mettere in conto poi i costi incredibili di accoglienza in strutture alberghiere per persone e famiglie indigenti, quando sarebbe molto più semplice e assai meno oneroso offrire delle soluzioni più economiche, tipo stanze ammobiliate con annessi cucina e bagno.
Tanto, paghiamo sempre noi.
Se vogliamo davvero aiutare chi è nell'estremo bisogno non sarà certo continuando a finanziare strutture religiose di stampo ottocentesco, bensì attuando seri programmi di vero welfare moderno, con tanto di possibilità di far conoscere pubblicamente, anche on line, l'elenco dei costi e delle spese sostenute, tutte fino all'ultimo centesimo.
Del resto, che fare? ci troviamo di fronte a tutta una commistione di interessi e all'ignavia e all'ignoranza di milioni di cittadini, che non conoscono in ultima analisi neppure i loro stessi Diritti.
Basti guardare al fatto che, dopo anni di malgoverno e di Bunga Bunga, siamo ora passati nelle mani della grande finanza internazionale, ben rappresentata dal Presidente Europeo della Commissione Trilaterale (**) che è venuto a succhiare il sangue di noi Italiani, in nome di un ente sovranazionale il cui stesso nome, UE, in realtà è una balla.
Noi tutti sappiamo che il governo di una nazione democratica deve essere un governo di eletti dal popolo e proprio per questo invito i lettori a firmare la petizione per il referendum salva-Italia proposto dall' Amico Claudio Messora sul suo blog.  
Unione Europea dovrebbe voler dire Unione degli Stati e dei Popoli e non, com'è in realtà, Unione degli Interessi Finanziari delle Banche e delle Multinazionali dell'Occidente.
Le proposte alternative rispetto a roba come quella sopra descritta? ci sono, certo che ci sono e anche molte.
Vengono prese in considerazione? no.
Un esempio: giorni fa, Quiudinelibera ha inviato una mail a diverse amministrazioni comunali del Friuli contenente una proposta del Dr. Andrea Meneghetti (**) , cofondatore del nostro gruppo, per combattere in modo produttivo e socialmente sano la disoccupazione (v.)  e non ci hanno cagati neanche di striscio.
In effetti, era prevedibile: nessuna iniziativa che non si inchini alla logica del Libero Mercato ( altra panzana: vuol dire semplicemente il Mercato del Più Ricco) e alla direzione indicata da questa UE così attenta ai privilegi dei grandi gruppi finanziari potrà passare.
Ma, e i cittadini? i disoccupati, i cassintegrati, i cittadini senza o con poco lavoro, privi di reddito o quasi e le loro famiglie?
Immaginiamoci la risposta, col tipico fair play di un Monti o di un Draghi: " Risposte per situazioni di grave disagio sociale sono contemplate nella manovra finanziaria predisposta dall'attuale esecutivo..."
Mi piacerebbe sapere quali.
In realtà, il sistema dell'Euro, così come è stato concepito, è e soprattutto sarà un suicidio e una rovina per i popoli: per questo Quiudinelibera appoggia la Modern Money Theory del gruppo di macroeconomisti del Levy Institute Bard College di New York, che presto verrà in Italia, su appello del giornalista Paolo Barnard (**) , se il numero di adesioni e i relativi fondi così raccolti saranno sufficienti, e pertanto invito gli attivisti e chiunque abbia a cuore il destino del nostro Paese ad aderire e a partecipare (v. qui e qui ).
Tornando ai problemi di Udine e del Friuli, abbiamo visto come la disoccupazione, la precarietà e il disagio che ne consegue siano un male che sta crescendo sempre più anche da noi e Quiudinelibera può portare innumerevoli esempi di questo, che ci vengono dai contatti presi con tanti cittadini che in questi ultimi mesi si sono rivolti al nostro gruppo per rendere nota la loro situazione e in cerca di un mezzo per superare le difficoltà.
Segnatamente, ci siamo occupati del caso del signor Adriano Plozzer di Udine, a nostro avviso fortemente emblematico di molti altri e divenuto un po' il portabandiera della nostra azione di denuncia e di proposta.
Abbiamo anche scritto in due diverse circostanze al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia  Renzo Tondo, ottenendo una prima volta una risposta di interessamento al caso di Adriano (v. qui e qui) e una seconda volta, in seguito a una nostra richiesta di una maggiore chiarezza sulle misure in favore di disoccupati e precari e sul fatto che Plozzer non avesse poi ricevuto nessuna notizia dalla segreteria della Presidenza, invece solo il silenzio (v. qui).
Lo stesso silenzio che aveva già conosciuto in precedenza, del resto, la nostra richiesta di dedicare un convegno alle problematiche della disoccupazione e della precarietà in Friuli, rivolta alla Cgil di Udine (leggi il post).
D'altro canto, il gruppo Quiudinelibera da tempo si è fatto promotore, assieme ad altre associazioni e gruppi, di iniziative mirate a instaurare anche in Italia, così com'è già in altri Paesi europei, la democrazia diretta dei cittadini, attraverso un ampliamento dell' istituto referendario: vedi qui e qui.
Delle misure pensate in Italia e in Europa per sanare l'economia e rilanciare l'occupazione e delle proposte dal basso da sottoporre all'attenzione dei governi ci siamo occupati unitamente all' associazione Generazione del Terzo Millennio, presieduta dall' Amico Carmine Avagliano (**), assieme al quale abbiamo presentato il mese di ottobre scorso qui a Udine il documentario "Ali di Sale" di Thomas Wild Turolo, eccellente prova del giovane film-maker friulano, alla visione del quale è poi seguito un confronto con il pubblico e un discorso di Avagliano in cui Carmine ha prospettato delle idee-proposte da avanzare alla Regione e alle Istituzioni pubbliche preposte in genere ( v. qui).
Insomma, di cose da fare per difendere e migliorare il diritto democratico dei cittadini ce ne sono davvero a milioni e noi abbiamo appena cominciato.
Vogliamo continuare e vogliamo farlo sempre meglio e sempre di più: siamo aperti alle opinioni e alle proposte costruttive di tutti e perciò vi rinnoviamo l'invito a scriverci a perilfuturo@libero.it e a parteciparci del vostro pensiero.
Cercheremo sempre di non deludervi.

Renato Valusso

venerdì 23 dicembre 2011

Avaaz: il debito miliardario di Berlusconi. Un ultimo sforzo per non fargliela fare franca!

Cari amici,

 
Il Ministro Passera ha annunciato che potrebbe annullare il regalo a Mediaset, ma Berlusconi vuole convincerlo che un'eventuale asta pubblica delle frequenze tv andrebbe deserta e così farla fallire. Firma per dire che parteciperai all'asta e riportiamo miliardi alle casse dello stato!

Invia un messaggio!
Siamo vicini alla vittoria: il Ministro Passera ha annunciato che potrebbe annullare il regalo a Mediaset e organizzare un'asta pubblica per le frequenze della tv digitale. Ma dobbiamo agire ora per fargli rispettare la sua promessa.

Oltre 140.000 di noi hanno inviato messaggi e abbiamo aiutato a montare una pressione forte sul Ministro Passera. Ma Berlusconi sta combattendo con le unghie e con i denti per convincere il governo che l'asta andrebbe deserta e così farla fallire. Se costruiremo un appello enorme per dire che insieme parteciperemo all'asta attraverso un azionariato collettivo sconfiggeremo le obiezioni di Berlusconi e restituiremo miliardi alle casse dello stato.

Alziamo le nostre voci per fare pressione sul Ministro Passera affinché annulli il regalo a Berlusconi ora: clicca sotto per firmare l'impegno a partecipare all'asta e fai il passaparola. Il nostro appello sarà annunciato in diretta questa sera durante Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro, e arriverà dritto alle orecchie del Ministro!

http://www.avaaz.org/it/no_tv_gratis_asta/?vl

Silvio Berlusconi ci ha lasciato con una delle misure più pericolose: ha garantito a Mediaset, la tv di sua proprietà, il quasi monopolio della tv commerciale, con conseguenze nefaste per il pluralismo dell'informazione per molti anni a venire. Invece di organizzare un'asta competitiva come ci ha chiesto l'Europa, il governo di Berlusconi ha regalato le frequenze della tv digitale attraverso un sistema a punti, chiamato beauty contest, che premia le aziende con più risorse... E Mediaset ha vinto!

Nel giro di una settimana abbiamo inviato oltre 140.000 messaggi al Ministro Passera, consegnato le firme sotto i suoi uffici e ai media e pubblicato sul giornale una lettera aperta insieme ad associazioni e parlamentari. Sommerso dalla pressione il Ministro ha detto pubblicamente che è intenzionato ad annullare il regalo a Mediaset. Il governo ha approvato un ordine del giorno in parlamento per organizzare l'asta delle frequenze televisive, ma Berlusconi sta facendo di tutto per sabotare l'operazione e c'è il rischio che il Ministro Passera torni sui suoi passi.

Solo se dimostreremo al Ministro che siamo in tanti e tenaci riusciremo a farlo andare dritto per la sua strada e annullare il regalo a Mediaset. Firma per dire che parteciperai all'asta delle frequenze tv attraverso un azionariato collettivo che Avaaz s'impegnerà a organizzare insieme ai suoi alleati. Clicca sotto e inoltra questa email a tutti!

http://www.avaaz.org/it/no_tv_gratis_asta/?vl

La nostra comunità ha combattuto con tutte le sue forze contro le leggi e i bavagli liberticidi di Berlusconi. Ora che non è più al potere potremmo soffrire la sua eredità per molti anni a venire, con conseguenze pericolose per il mercato della tv e per il pluralismo e il nostro diritto a essere informati. Vinciamo anche questa battaglia e facciamo sì che la nostra democrazia abbia un sistema televisivo giusto ed equilibrato.

Con speranza e determinazione,

Giulia, Luis, Emma, Pascal, Ricken, Alice, Benjamin e tutto il resto del team di Avaaz

Più informazioni

La lettera di Avaaz, Articolo 21, Popolo Viola e altre associazioni al Ministro Passera pubblicata su La Repubblica
http://saviano.blogautore.repubblica.it/2011/12/21/una-tv-nel-nome-dei-cittadini/?ref=HREC2-8

La consegna delle oltre 140.000 firme fuori dagli uffici del Ministro Passera
http://www.flickr.com/photos/avaaz/sets/72157628443162213/

Il Ministro Passera a "Che tempo che fa" annuncia che forse il governo annullerà il beauty contest
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a12d88f1-424c-49c7-be0e-8947579fb680.html

Il governo approva l'ordine del giorno in parlamento sull'annullamento del beauty contest
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-17/frequenze-pagamento-081226.shtml?uuid=Aa2AN5UE

Sull'asta delle frequenze tv il governo fa marcia indietro respingendo l'emendamento dell'Idv
http://www.linkiesta.it/asta-le-frequenze-tv-il-governo-fa-marcia-indietro

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mercoledì 21 dicembre 2011

Claudio Messora: soldi alla UE e al FMI per salvare l'Italia...o no?

Nell'oceano dell'informazione ufficiale, prona ai dettati della UE e del Podestà straniero che si è insediato a Palazzo Chigi, ogni tanto lo scoglio improvviso e pervicace di un libero informatore, che crede a quello che possono vedere i suoi occhi e che, coraggiosamente, lo dice.
E' di ieri il seguente post di Claudio Messora sul suo blog.
Svaligiati in casa e senza latte (Leggi tutto)




Guarda il video su You Tube

 r. v.  

Summit MMT in Italia: per chi fosse interessato, siamo quasi pronti.


CI SIAMO: SUMMIT MMT APRE IL C/C


Ok, grazie a voi, siamo 754 che hanno aderito finora, altri stanno arrivando. Ora dovete tradurre le parole in fatti. Qui sotto il c/c dove versare con bonifici online o allo sportello. Per motivi tecnici non è stato possibile trovare una soluzione più economica.

Ultima ora: Michael Hudson ha aderito! Abbiamo Hudson! Confermati Stephanie Kelton, Marshal Auerback e… William “Wall Street Killer Cop” Black! Questo significa avere il “dream team” su Modern Money Theory (MMT), su mercati finanziari e Banca Centrale Europea, sul crimine di Wall Street e su Goldman Sachs crime, e sulla storia del “colpo di Stato finanziario in Europa”, la fine della democrazia.

Randall Wray è in attesa di liberatoria dall’università, ancora non sa dire. Alain Parguez da Parigi verrà all’ultimo se le date gli saranno possibili.

Per cortesia, ora capite questo: la democrazia NON CONSISTE nel poter votare in un certo modo piuttosto che in un altro, o poter manifestare, né avere una Costituzione. La democrazia è PRIMA DI TUTTO avere un lavoro con reddito sicuro, servizi sicuri, case per tutti a prezzi possibili, istruzione per tutti, e sopra a ogni altra cosa UNO STATO CHE HA UNA PROPRIA MONETA DA SPENDERE PER TUTELARE NOI, IL 99%, SENZA LIMITI REALI, E CHE LO FACCIA! Questa è la vera democrazia, cioè cittadini forti, sicuri, non impauriti e dominati dal ricatto economico. Questa democrazia oggi si chiama in un solo modo:

Economia democratica basata sulla Modern Money Theory (MMT), dove lo Stato spende la sua moneta sovrana a deficit per creare piena occupazione, pieno Stato Sociale, piena istruzione, pieni alloggi, piene infrastrutture e piena produzione aziendale (quando necessario). Cioè: la maggior fetta della ricchezza per il 99% e non per le elite.

Ma il colpo di Stato finanziario che ci ha travolti mira, e lo ha pianificato per decenni, proprio a distruggere quell’economia democratica prima ancora che possa nascere, lo ha fatto e lo sta facendo ora, mentre leggete.

Il Summit sulla MMT deve essere il punto di partenza per salvare l’Italia, il nostro lavoro, la nostra democrazia e i nostri figli. Il “dream team” degli economisti accademici americani ed europei della MMT ha aderito. Non chiedono parcelle, ma le spese per i trasporti, alloggi, interpreti, streaming, filmati, sale conferenza, e molto altro sono alte. Per favore, siamo finora 754, se tutti versassero i 40 Euro promessi saremmo già pronti. Versate per salvare i prossimi 40 anni del nostro futuro in termini concreti di lavoro, sicurezza sociale e democrazia.

Ok, attendo. Vedremo.

Il c/c su cui versare ha questo IBAN: IT77D 02008 02455 000101640115

Banca Unicredit, Bologna, ag. Bologna Dante, via Dante1/E

Intestatario: Paolo Rossi (il secondo cognome Barnard è omesso dal conto)

Attenzione1: scrivere nella causale “Summit MMT Italia” col proprio nome e cognome.

Attenzione2: gli estratti conto dei versamenti e delle spese fino all’esaurimento dell’ultimo centesimo, sono PUBBLICI, e verranno pubblicati qui per la tranquillità di tutti.

P. B.

Dal sito di Paolo Barnard- 21/12/2011


Ancora sull'Unione Europea e la Democrazia: Eurogendford e Mandato d'arresto Europeo


L' avvocato Alberto Costanzo (v.)  in questo video ci spiega cos'è il Mandato di Arresto Europeo mentre un post del blog www.nocensura.com ci illustra la Eurogendford, la nuova polizia europea con poteri illimitati.
Per il video: cliccate qui.
Il post: v. qui.
Infine, una semplice domanda: perché, se la UE non è uno Stato, si da' delle leggi che sottomettono quelle degli Stati-Nazione, perché ci si arroga il diritto, da parte di una élite, di decidere delle sorti di interi Popoli senza neppure prendersi il disturbo di chiedere loro se sono d'accordo o meno?

 r. v.

martedì 20 dicembre 2011

RICCHEZZA, IGNORANZA E PAURA di Guido Grossi


Come è possibile che l’1 per cento dei super ricchi del mondo riesca a sfruttare il restante 99 per cento senza che questi si ribellino? 


Premessa

I mercati finanziari e le Istituzioni che governano l’economia al di sopra delle nazioni influiscono in maniera determinante sulle nostre scelte sociali e politiche. Sono più di venti anni che ci impongono politiche che sottraggono risorse al lavoro ed alla produzione di beni reali e servizi utili ai cittadini. Per dirottarle sui mercati finanziari.

Il risultato è la recessione. Che stiamo scegliendo di far pagare ai più deboli.

La mossa strategica più importante compiuta da 1%, in maniera lentissima ed impercettibile, è stata quella di confondere la Finanza con l’Economia Reale. A due distinti livelli:
- nella testa della gente;
- nella realtà del mondo bancario.
Usando quotidianamente la solita frase: “ce lo chiedono i mercati, ce lo chiede l’Europa, ce lo impone la competizione mondiale.

La Finanza, ed i Mercati Finanziari, sono ALTERNATIVI all’Economia reale ed ai Mercati delle Merci e dei Servizi.

La Finanza usa i suoi strumenti esclusivamente per soddisfare l’interesse degli Investitori ad ottenere un ritorno economico il più elevato possibile, correndo il livello più basso possibile di rischio. Non ha bisogno di produrre nuova ricchezza. Le è sufficiente spostarla.

La Finanza è lo strumento principe per la tutela degli interessi del famoso 1%. Anche se molti sperano di arricchirsi su quei mercati, solo pochissimi ci riescono sistematicamente.

L’Economia Reale produce - con il capitale di rischio e con l’organizzazione del Lavoro -  beni tangibili e servizi utili ai cittadini, che vengono scambiati sui Mercati delle Merci e dei servizi. L’Economia Reale coincide con gli interessi del 99%. Lavoratori, imprenditori, cittadini, consumatori. Tutti noi.

Out / Out. Sono scelte alternative. O porti i capitali nella finanza, verso l’1%. Oppure lo investi nell’economia reale, verso il 99%.

Chiunque abbia occhi per vedere è in grado di farsi una propria opinione personale sulle scelte fino ad ora operate. E dire se le politiche degli ultimi decenni abbiano favorito i mercati finanziari oppure l’economia reale.

Perché stiamo zitti e fermi 

L’uno percento ha risorse illimitate. Ha comprato la politica, l’informazione, le istituzioni sopra nazionali, gli organismi di controllo, la ricerca universitaria, la burocrazia a tutti i livelli. Paga le Lobbies che “costruiscono” le scelte europee. Naturalmente non tutto. Ma, in ogni settore, una parte sicuramente incisiva.
Perché non si riesce a cambiare le cose.
E’ evidente che non esiste un 99 per cento omogeneo, disposto a un vero cambiamento, a correre il rischio di una rivoluzione qualunque, per quanto democratica e indolore possa riuscire.
Proviamo a descrivere, piuttosto brutalmente, la realtà di questo 99 percento, dividendola in diverse categorie. Usando alcuni strumenti semplici:

- Ricchezza / povertà
- conoscenza / ignoranza

Ricchezza e Povertà 

Chi è molto ricco, ed appartiene all’1%, ha dalla sua parte le politiche dei governi attuali. Solo una grande “conoscenza” dei meccanismi perversi di cui è condita la realtà odierna, accompagnata ed un estremo senso di solidarietà, potrebbero fargli desiderare un reale cambiamento.

Chi è ricco - perché ha un buon reddito ottenuto dal lavoro o dalla produzione di vera ricchezza nell’economia reale e/o un solido patrimonio privato - può anche capire e condividere l’importanza del cambiamento. Desiderarla. Ma è anche evidente che non vuole rischiare di perdere la propria posizione privilegiata. Non bisogna farsi illusioni. Sarà piuttosto disposto a perdere qualche cosa ogni giorno, di manovra in manovra. Non tutto in una volta. E siccome la paura gioca brutti scherzi, non è detto che riesca a “vedere” la realtà che ha sotto gli occhi ed i pericoli che corre di perdere tutto comunque. Questione di tempo. Conoscenza e solidarietà possono aiutare di sicuro a fare la scelta giusta. Accompagnate da una buona dose di coraggio. Ma occorrono proposte molto convincenti. Che riducano sostanzialmente i rischi.

Chi appartiene alla classe media è oggi sulla graticola. Stretto fra un potere d’acquisto sempre più basso e fra una tassazione sempre più pesante, sta sicuramente attingendo al risparmio accumulato negli anni migliori. E’ disposto a vendere pezzi di patrimonio per andare avanti. Lo stock di risparmio privato degli Italiani è fra i maggiori al mondo, e rappresenta, oggi, l’unico vero ammortizzatore sociale che sta funzionando a pieno ritmo. Ma si sta consumando. E’ evidente che le manovre da una parte, ed un sistema bancario avvelenato dalla commistione con la finanza, spostano questa ricchezza sui mercati finanziari, dove, lentamente, finisce nelle tasche di uno per cento. Questa categoria di persone ha un interesse enorme a capire bene quello che succede ma è quasi sempre confusa. Avverte il pericolo, ma non lo conosce. Intuisce qualcosa, ma non capisce come tutto questo stia succedendo. E - soprattutto - non vede soluzioni a portata di mano. Nessuno dei partiti attuali ha soluzioni convincenti. Le mille alternative che nascono ogni giorno nella società civile hanno, spesso, proposte intelligenti, pratiche, ma non sono risolutive dei problemi più importanti. Le politiche attuali - che vengono prese sotto il ricatto dei mercati e delle Istituzioni sopra nazionali - stanno spingendo la classe media verso la povertà. Nessuna delle pur ottime proposte che girano è in grado di risolvere con chiarezza questo problema. Queste persone hanno una discreta propensione media alla solidarietà, ma hanno paura. La conoscenza troppo scarsa della realtà che ci circonda, spinge queste persone ad accettare la soluzione intesa come “meno peggio”, anche se comporta evidente egoismo. La soluzione “meno peggio” è contraria al cambiamento reale. Si accontenta di aspetti marginali, spesso illusori. Nella scelta del “meno peggio” c’è anche la speranza che le cose si aggiustino da se... Con il passare del tempo.

I poveri crescono di numero al di la delle statistiche. E sono destinati a crescere ancora di più per gli effetti delle politiche attuali. Hanno un bisogno estremo di solidarietà. Per questo la loro posizione si aggrava tanto di più, quanto maggiore è la propensione della classe media ad accettare soluzioni “meno peggio” e non risolutive. Hanno bisogno estremo del cambiamento. Sono disposti a tutto, non hanno nulla da perdere e aspettano solo di capire quale proposta possa far ottenere quel cambiamento. E’ in questa categoria che la “conoscenza”, la disponibilità di strumenti che aiutino ad interpretare in maniera corretta la realtà presente e le proposte di cambiamento, gioca un ruolo determinante.

Tutti i malintenzionati hanno interesse a cercare di manipolare la rabbia dei poveri. Solo la “conoscenza” può evitare gli esiti peggiori. Povertà e ignoranza, messi assieme, possono   scatenare una pericolosissima rivoluzione violenta, dagli esiti assolutamente e sicuramente negativi. Accendere la miccia va evitato a tutti i costi.

Questa consapevolezza gioca un ruolo fondamentale per capire le paure di chi ha qualcosa da perdere.

Conoscenza e Ignoranza 

Negli ultimi decenni la cultura e l’informazione sono stati calpestati e manipolati in maniera sistematica. Scientifica. Criminale. Televisioni, giornali, radio, hanno fatto da cassa di risonanza delle politiche che hanno consentito all’1% di accrescere la loro ricchezza ed il loro potere in maniera smisurata, presentandole però - come Orwell ci aveva esattamente ammonito nel suo capolavoro 1984 - con le più suadenti delle parole e delle promesse.

Ci siamo lasciati ingannare dalle lusinghe del consumismo; dalle bolle speculative dei mercati finanziari che ci promettevano ricchezza facile per tutti; da modelli di successo e apparenza tanto stupidi quanto accattivanti; dalle promesse vuote e false del neo liberismo che, avendo mischiato finanza ed economia reale, ha nascosto dietro la libertà di creare ricchezza, la libertà di rubarla, trasferirla. Quella che noi produciamo con il nostro lavoro. Che finisce nei loro portafogli attraverso i meccanismi sempre più volutamente oscuri e meno comprensibili degli strumenti finanziari. Spinta da centri decisionali che risultano volutamente sempre più oscuri, lontani dalla possibilità di controllo democratico.  Questo è il significato della frase che ci sentiamo ripetere da decenni: ce lo chiedono i mercati.. ce lo chiede l’Europa... ce lo impone la Competizione Mondiale. Senza altre spiegazioni.

Soprattutto, ci siamo lasciati rincretinire da una televisione che, nel suo complesso e salvo rare eccezioni, ha fatto di tutto per abbassare sistematicamente la nostra capacità critica. Per elevata che fosse la nostra cultura, non si può resistere ad un dibattito che, scientificamente, riduce la possibilità di comprendere i fenomeni e le proposte. Di approfondirle. Perché le oscura dietro uno spettacolo fatto di volgarità, offese, urla, slogan, voluta incapacità di ascolto e prevaricazione sistematica nel dibattito dove le voci si accavallano e le idee si confondono. Dove il messaggio di fondo è sempre lo stesso: non si capisce bene chi ha ragione; non si capisce bene quale è il problema; non si capisce bene quale è la soluzione.

Nella confusione generale, arriva qualcuno serio, competente e “professionale” e ti dice - senza alcuna voce sostanzialmente contraria - che la soluzione è quella di fare sacrifici, rinunciare alla sovranità, e.. vedrete.. arriverà la Crescita... l’Equità.. La gente non desidera altro che di illudersi, quando ha paura ed è confusa.

Anche se NON ci spiega come e perché arriverà la crescita che tutti ci hanno promesso.  NON ci spiega quale è il suo senso dell’equità, come intende attuarla. Anche se gli strumenti ed il contenuto delle proposte è esattamente lo stesso che si applica da decenni. Anzi, accelera pericolosamente nella stessa perversa direzione. La gente preferisce illudersi.

Per questo ci “beviamo acriticamente” il mantra che ci ripetono un giorno si e l’altro pure: “ce lo chiedono i Mercati, ce lo chiede l’Europa, ce lo impone la Competizione Mondiale”.
Senza prestare attenzione, però, alla circostanza che nessuno ci spiega come funzionano, mercati, Europa e competizione.

La libertà di mercato - che avevamo interpretato come libertà di fare impresa, e quindi di produrre, con il lavoro, nuova ricchezza - non è mai stata tanto negata come negli ultimi decenni. Basta chiederlo ad una qualsiasi piccola e media impresa. Regole burocratiche troppo stupide e pesanti per essere ingenue, favoriscono solo la grande dimensione economica, quella accessibile solo a quell’1% che oggi fa le regole. E le dovrebbe controllare. Il carico fiscale risparmia la grande dimensione economica e finanziaria, che non ha bisogno di evadere, perché le leggi sono fatte dai loro rappresentanti. Il nostro risparmio che portiamo alle banche non si trasforma in credito, quello che dovrebbe favorire gli investimenti produttivi. Siccome il sistema bancario è stato sistematicamente avvelenato dalla finanza, le risorse non vanno alla piccola e media impresa: vanno sui mercati finanziari. Alle grandi opere, alle grandi imprese.

Non ci dicono bene come funzionano i meccanismi dell’Europa. L’Europa che avevamo in mente, l’Europa democratica dei cittadini, che pensavamo servisse a superare gli egoismi nazionali, non esiste. C’è solo un apparato burocratico sostanzialmente asservito agli interessi del grande capitale finanziario internazionale. Soggetto più che mai agli egoismi delle fasce più ricche di popolazione delle nazioni più influenti. L’Europa non ha mai avuto il coraggio di creare una unione politica, basata sulle più elementari regole della democrazia rappresentativa, perché l’1% ha disegnato, al suo posto, un insieme di Istituzioni estremamente funzionale a certi interessi e non altri. Istituzioni che sono irraggiungibili da qualsiasi forma di controllo democratico. Ed ora ci chiedono di dare a questa Europa ancora più poteri, di rinunciare alla nostra sovranità nazionale, alla leva per eccellenza di governo dell’economia - il disavanzo fiscale - per cederla ad una Europa che non comprendiamo, che non controlliamo.

Nessun dottore ci ha ordinato la Competizione Mondiale. E’ stata scelta. Provocata attraverso i sistematici abbattimenti alle barriere che impedivano, prima, il movimento dei capitali e dei beni. Ma non è una competizione corretta, sana, trasparente. E’ una partita dove le regole le ha scritte il manager della squadra più forte. Dove l’arbitro è stato scelto dall’allenatore della squadra più forte. Dove i migliori giocatori sono stati ingaggiati, a suon di miliardi, dal proprietario della squadra più forte. Chi vincerà?

Il colmo dell’ipocrisia è nell’assunto, non dimostrato, che la competizione porta ricchezza e benessere a tutti, aiuta i più deboli ad uscire dalla povertà. Lo strumento che viene da loro utilizzato per misurare la ricchezza, il Prodotto Interno Lordo (PIL) è inadeguato. E’ ormai evidente a tutti che non misura il benessere, come inteso dalle popolazioni. In ogni caso, con tutti i suoi limiti, ci dice in maniera non equivoca che ci stiamo avviando verso una crisi grave. In troppe aree del pianeta. Non si possono sottrarre sistematicamente risorse alla crescita e sperare di crescere.  La crescita misurata dal PIL si sposta verso aree dove è assolutamente falso ed ipocrita dire che si combatte la povertà: La realtà, ben più cruda, è che si sfrutta il lavoro dei disperati. La definizione di povertà come intesa ufficialmente dagli organismi sopra nazionali che la misurano è la disponibilità di uno, due dollari al giorno. Ti danno qualche centesimo in più e ti dicono che sei uscito dalla povertà, ufficialmente. Non importa se hai abbandonato il villaggio dove avevi una storia, una cultura, un equilibrio. Una vita dignitosa.

Conclusioni

la Democrazia non ammette scorciatoie. Per ottenere un cambiamento rivoluzionario, ma democratico, occorre uno sforzo immenso. Il coraggio di aprire gli occhi. La volontà di studiare, l’umiltà per confrontarsi, per comprendere dove ci stanno portando le scelte del passato e del presente e come operano.

Ci vuole la responsabilità delle scelte. Le soluzioni individuate, da chicchessia, non possono e non devono comportare il rischio di provocare tensioni e conflitti che sappiamo dove conducono.

Le soluzioni individuate devono rassicurare chi ha paura. Non spaventare. Devono perseguire un equilibrio sostanziale e non formale fra le esigenze, gli interessi, le paure del maggior numero di categorie in cui è descrivibile la nostra società. Accomunare e non dividere.

Devono avere come obiettivo comune il vero interesse che unisce il 99 per cento di noi tutti: riportare al centro del tavolo la necessità di capire cosa intendiamo per ricchezza e benessere. Di certo, non il PIL. Non vogliamo più rinunciare alla sostenibilità sociale, che è fondata sulla piena solidarietà. Non vogliamo più rinunciare alla sostenibilità ambientale. Sono valori irrinunciabili. Li portiamo stampati nel dna. Sono infinitamente più importanti del PIL. Li hanno fatti passare in secondo piano.

Dobbiamo capire e scegliere come vogliamo produrlo il benessere che desideriamo. Di certo, non più inseguendo le chimere che la finanza ci ha finora proposto. La finanza non ha bisogno del lavoro, vuole solo sfruttarlo. L’economia reale si, ne ha bisogno. E più è qualificato, più è gratificante, maggiore sarà la crescita della vera ricchezza, economica e sociale. Vogliamo riscoprire la centralità del Lavoro, perché è l’unico strumento vero di affermazione della dignità della persona umana. la solidarietà verso i più deboli, che devono vedersi riconosciuto il diritto al lavoro, ad un lavoro responsabile ma dignitoso, come la nostra Costituzione giustamente vuole. Il rispetto di una economia che vuole produrre quei beni reali e quei servizi che noi riteniamo utili, non quelli che la pubblicità e la finanza ci impongono. Con un elevato - e regolamentato - senso della responsabilità sociale dell’impresa.

La società civile del nostro paese gode di risorse umane e professionali enormi. E’ capace di produrre soluzioni efficaci ed intelligenti. La volontà di aggregarsi traspare ogni giorno di più. Facciamo tutti un passo indietro, per farne uno enorme in avanti, costruendo una alternativa seria, responsabile, equilibrata. Raccogliendo in un disegno complessivo e convincente le mille soluzioni già ideate, per riempire quel vuoto enorme che l’attuale classe dirigente pone fra i cittadini, e la politica.

 Guido Grossi