venerdì 29 luglio 2011

Stai a vedere che la colpa è di chi è stato ammazzato...


Da: Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2011

Bunga bunga University
di Maurizio Viroli


La teoria di Vittorio Feltri – che Anders Behring Breivik è riuscito ad uccidere una novantina di ragazzi in meno di mezz’ora anche perché quei giovani sono stati incapaci di reagire e hanno cercato di salvarsi individualmente anziché muovere insieme all’attacco dell’assassino – merita di essere annoverata negli annali della Bunga Bunga University e proposta all’attenzione della comunità intellettuale internazionale. Perle simili nascono soltanto nell’Italia di Berlusconi, e saremmo degli imperdonabili egoisti se non dividessimo simili tesori del pensiero con i popoli che non hanno avuto la nostra fortuna.

Eppure, proprio noi italiani abbiamo avuto la possibilità di leggere un capolavoro come I sommersi e i salvati di Primo Levi, in particolare la pagina in cui lo scrittore ricorda un episodio che gli capitò durante una discussione con gli studenti di una quinta elementare quando un ragazzino non riusciva a convincersi che fuggire da un campo di concentramento tedesco era quasi impossibile. “Nei suoi limiti, commenta Levi, mi pare che l’episodio illustri bene la spaccatura che esiste fra le cose com’erano ‘laggiù’ e le cose quali vengono rappresentate dalla immaginazione corrente, alimentata da libri, film e miti approssimativi. Essa, fatalmente, slitta verso la semplificazione e lo stereotipo” ed è sintomo della più generale incapacità degli esseri umani di percepire le esperienze altrui.  Che un bambino di dieci anni non capisca questo semplice principio di saggezza è comprensibile; che non lo capisca un giornalista maturo, non ha scusanti. Sentenziare sul comportamento di esseri umani che si trovano in circostanze eccezionali in cui la loro vita è in pericolo è un segno di inaccettabile arroganza e mancanza di sensibilità morale, prima ancora che intellettuale.

Ma è anche un modo sottile per attribuire alle vittime una parte della responsabilità che deve invece ricadere tutta e soltanto sull’assassino. Il messaggio che l’articolo comunica è fin troppo evidente: ‘Certo il massacratore è un pazzo, ma anche quei cinquecento giovani hanno la loro parte di colpa, quella appunto di non aver saputo reagire in modo efficace’. Che è poi modo di ragionare ripetuto infinite volte nella storia quando si vuole attenuare o cancellare una colpa. I tedeschi che vedevano i poveri deportati ai campi di sterminio fare i propri bisogni fra i binari o sulle banchine delle stazioni, racconta Levi, commentavano inorriditi che bestie capaci di comportamenti simili meritavano il loro destino.

La solidarietà e la compassione, è noto, nascono e si rafforzano quando le vittime di crimini e di prepotenze sono percepite come del tutto innocenti, senza alcuna colpa. Se vengono invece giudicate e sentite come colpevoli delle loro sofferenze, anche se in minima parte, la solidarietà e la compassione si attenuano. L’assassino non è più un criminale mosso da fanatismo che massacra degli inermi, ma un pazzo che uccide degli egoisti e degli egotisti.Le più alte autorità politiche e spirituali norvegesi, e l’intera opinione pubblica di quel paese, hanno invece saputo pronunciare parole di alto valore morale e intellettuale. Hanno capito perfettamente che quei colpi sparati contro i giovani socialdemocratici erano diretti contro i valori di libertà, tolleranza e multiculturalismo, che sono alla base della vita civile dei norvegesi. Per questo non hanno avuto esitazioni a riaffermarli: “Sono fiero di vivere in un Paese che è riuscito a restare con la schiena dritta in un momento così critico – ha detto il premier Jens Stoltenberg – Quanto è accaduto è orripilante. Siamo una nazione piccola ma orgogliosa e non rinunceremo mai ai nostri valori”. La nostra risposta sarà, al contrario “più democrazia, più apertura, più umanità”. Anche ilvescovo di Oslo, ha battuto sul medesimo tasto: la strage “non condurrà a una società più chiusa, a più controlli di polizia per le strade, ma dovrà rafforzare i valori di apertura e tolleranza”.La lezione che viene dalla Norvegia non è affatto un triste esempio di inettitudine e di viltà di fronte alla violenza politica, ma una grande lezione di coraggio e di saggezza, particolarmente preziosa perché in altri casi le élite liberali e democratiche hanno agito in maniera molto meno saggia e meno ferma e con il loro comportamento hanno messo a repentaglio quegli stessi valori che dovevano difendere.

L’esempio più recente è quello degli Stati Uniti dopo l’attacco dell’11 settembre, quando l’Amministrazione Bush rispose agli attentati terroristici con due guerre, in Afghanistan e inIraq, e con un insieme di misure gravemente restrittive delle fondamentali libertà civili. La guerra contro il terrorismo si è così trasformata, come hanno osservato molti commentatori, in una guerra contro la Costituzione degli Stati Uniti d’America. Il terrorismo e la violenza politica che causano la morte di cittadini innocenti sono le sfide più ardue per le élite politiche democratiche.

La via più facile è quella di assecondare la paura e lo sgomento dell’opinione pubblica con misure eccezionali che limitano le libertà; quella più difficile è quella del vero coraggio civile che individua e condanna senza appello i reali responsabili della violenza e riafferma i valori fondamentali che i terroristi vorrebbero veder morire.

                                ***

Personalmente, vorrei vedere come si comporterebbe in circostanze analoghe, se si trovasse al posto delle vittime che critica, quel vecchio arrogante di Vittorio Feltri.
 r. v.


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