lunedì 28 marzo 2011

I CIVILMENTE OBBLIGATI

Prendendo lo spunto dalla situazione del signor Adriano Plozzer di Udine, di cui più volte abbiamo scritto sul blog, mettiamo, come si suol dire, il dito nella piaga di una delle tante ambiguità del nostro sistema sociale, nella fattispecie quella relativa al ruolo dei familiari "civilmente obbligati" verso il congiunto che si trova in oggettive condizioni di difficoltà economica a causa della mancanza continuativa di lavoro.
Il signor Plozzer, alla pari di molti altri che versano in condizioni di ristrettezza economica, si è rivolto alle istituzioni preposte per sollecitare una qualche forma di intervento assistenziale trovandosi così a dover produrre una mole impressionante di documentazione volta ad attestare l'assenza di reddito e a dover tirare in ballo, lui singolo di 54 anni, anche la sorella, del resto non convivente con lui, che in quanto "civilmente obbligata" è stata posta in condizione di dovere a sua volta dimostrare, carte alla mano, la sua impossibilità ad aiutare economicamente il congiunto disoccupato.
Viene da pensare se tutto questo non sia roba da matti: perchè in un Paese civile si chiede alla famiglia di assumersi un ruolo assistenziale in situazioni come questa?
In Italia si tende a scaricare tutti gli oneri e le responsabilità sociali sulla famiglia e questo è deleterio: così si vengono a creare delle situazioni paradossali come ad es. quella del genitore pensionato costretto legalmente a corrispondere al figlio trentenne,studente universitario fuori corso da una vita, una cifra che permetterebbe ad un altro trentenne disoccupato e con figli di sopravvivere ed all'opposto vediamo negare degli aiuti economici a persone in difficoltà con la giustificazione indecorosa che si tratta di individui che hanno dei parenti che teoricamente  possono garantire loro il sostentamento.
In un Paese normale ci si dovrebbe aspettare che il contributo obbligatorio della famiglia termini con la maggiore età dei figli: se i figli continuano gli studi a livello universitario o sono disoccupati il contributo della famiglia, a meno che non sia volontario, se ci deve essere che sia regolamentato da delle leggi che prevedono tempi e modi ragionevoli, al posto dell'attuale vuoto normativo.
Lo stesso discorso dovrebbe valere nel caso di un adulto disoccupato o comunque in condizioni di difficoltà socioeconomica: se ho cinquant'anni, un lavoro e una mia famiglia a cui provvedere non debbo essere costretto dalla legge a farmi carico di un fratello o di una sorella disoccupato/a, fermo restando che la solidarietà fra persone è un punto importantissimo.
Lo Stato non deve essere rappresentato solo dalla cartella delle tasse: se uno Stato esiste, non permettiamogli di latitare e di scaricare in moltissime circostanze le conseguenze di un periodo difficile, al quale hanno concorso tanti errori pregressi dei nostri governi, solo e sempre sui cittadini e le loro famiglie.

R. V.



Nessun commento:

Posta un commento