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sabato 17 marzo 2012

PAOLO BARNARD SI RIVOLGE AGLI IMPRENDITORI.


Cari Amici, continua la "crociata" di Paolo Barnard per diffondere l'idea della Modern Money Theory: è del 14 marzo, pochi giorni fa, il post apparso sul suo vulcanico sito , titolato Paolo Barnard: lettera a un imprenditore a cui vi rimando di seguito (cliccate qui) e che rappresenta, nelle intenzioni del giornalista bolognese, come egli stesso mi conferma in una sua mail, un modo per richiamare l'attenzione della classe imprenditrice sull'unica, possibile riforma del sistema monetario che renderebbe attuabile una politica del lavoro diversa e infinitamente più produttiva di quella odierna. 
"E' un tentativo (disperato) da fare. Fallito quello, almeno sappiamo che in Italia il settore del lavoro si merita ciò che gli capita. Con gli operai e i sindacati è stato tutto inutile." ( P. Barnard)
Per chi volesse, e io stesso lo farò, è possibile scrivere a degli imprenditori allegandogli il messaggio di Paolo: a parte tutto, non potranno affermare, in futuro, che " nessuno ce l'aveva detto."

Renato Valusso



martedì 7 febbraio 2012

Summit Modern Money Theory: si avvicina l'ora X.

Un cordiale saluto ai lettori: come già preannunciato, il nostro gruppo parteciperà al summit di Rimini nell'intento di comprendere e divulgare il messaggio del team di economisti che verrà in Italia a illustrare quest'idea economica alternativa alla moneta unica europea, che da tempo sta dimostrando tutti i suoi limiti.
Per quello che è nelle nostre possibilità, non lasceremo nulla all'intentato nel progetto che coltiviamo di costruire un modello sociale più giusto e libero, costruendo dal basso e nel pieno rispetto dei principi democratici.
Seguiteci su Qui Libera Italia, il nostro sito nazionale nato dall'esperienza di Quiudinelibera.
La nostra ambizione principale è quella di essere la libera informazione di tutti i cittadini: ancora una volta, un immenso grazie a voi lettori.
A presto

Renato Valusso  



domenica 22 gennaio 2012

Paolo Barnard: summit Modern Money Theory a punto

Cari Amici, Paolo Barnard ci comunica sul suo sito che il luogo dove si terrà il summit MMT è stato deciso e che ora si dovrà confermare la propria partecipazione all'evento.
Riporto pari pari più sotto il testo dell'aggiornamento in oggetto.
A presto
 r. v.  

Sono Paolo Barnard, ora fate ESTREMA ATTENZIONE a quanto segue. Si parla di

1) CONFERME DELLE PRESENZE
2) COME ALLOGGIARE A POCO

---- COFERMA PRESENZE
Devo sapere con precisione quanti di voi DAVVERO verranno al Summit MMT, che si terrà al 105 STADIUM, PIAZZALE PASOLINI 1/C RIMINI, DAL 24 FEBBRAIO SERA AL 26 POMERIGGIO, nei seguenti orari: Venerdì 24: dalle 21 alle 22,30 – Sabato 25: dalle 09 alle 12,30, dalle 15 alle 19 circa e dalle 21 alle 22,30 – Domenica 26 dalle 09 alle 12,30 e dalle 15 alle 18,30 circa.
Perché vi chiedo questo?
Perché DEVO PAGARE MIGLIAIA DI EURO DI STRUTTURE SULLA BASE DI QUANTI PARTECIPANO, ED E’ INACCETTABILE GETTARE UNA MONTAGNA DI SOLDI DONATI SE POI LA META’ DI VOI NON SI PRESENTA.
Mi dovete dire CON IMPEGNO ADULTO se veramente ci sarete o meno.
Quindi:
 1) RISPONDETE QUI paolo.barnard@yahoo.it CON UNA MAIL CON INTESTAZIONE TASSATIVA “CONFERMO”. UNA MAIL PER PERSONA. NO A MAIL CON PIU’ NOMI.
NOTA IMPORTANTE: E’ ESSENZIALE ESSERCI DAL VENERDI’ SERA, DOVE VERRANNO DETTE COSE FONDAMENTALI PER TUTTO L’EVENTO. Significa essere a Rimini entro le 19 del Venerdì 24, tassativo, per registrazione e accesso.
2) Chi è incerto, o sa di non venire, NON RISPONDA A QUESTA MAIL. Chi è incerto NON E’ escluso dal Summit, verrà mantenuta una quota di posti di riserva sufficiente per tutti, data l’ampiezza dello Stadium.
3) Invitiamo ciascuno a portare la ricevuta del proprio bonifico, da esibire all’entrata.
Per favore, non ci fate contare persone che poi non verranno, questo danneggia tutti.

---- COME ALLOGGIARE A POCO
Contattate la persona che si occuperà del booking alberghiero: Simona Pozzi tel. 02-34934404 interno 205, cellulare 342-3913741. Offrono per il Summit MMT camere scontate da 2-3-4 letti a costi da 25/30 euro a notte con prima colazione a Rimini. E’ il meno che siamo riusciti a ottenere. Non tutti gli alberghi sono a distanza di cammino dal 105 Stadium, quindi incoraggiamo il ‘car-pooling’.
ATTENZIONE: AVETE 10 GIORNI DA OGGI PER CHIAMARE  E OTTENERE LE CAMERE AL PREZZO SCONTATO STABILITO. CHIUNQUE PRENOTI DOPO QUESTO PERIODO POTREBBE DOVER PAGARE UN PREZZO UN PO’ SUPERIORE.

Per il programma completo visitare nei prossimi giornihttp://www.democraziammt.info/ o paolobarnard.info.

RISPONDETE SUBITO. Grazie davvero. Questo è un evento storico. P.B.


martedì 3 gennaio 2012

CONGELAMENTO DEL DEBITO PUBBLICO - Illusioni e rischi

Ragionando sulle ipotesi di default del debito pubblico, è bene tenere a mente tre cose fondamentali: BOT e BTP non sono garantiti da nessun collaterale. 
Nessun giudice internazionale ha il potere di confiscare i beni del patrimonio pubblico di uno stato in caso di default (non ancora..) per venderlo e soddisfare i creditori con il ricavato. Gli investitori istituzionali esteri che hanno comprato titoli di stato italiani lo hanno fatto nel pieno possesso delle loro facoltà mentali e nell’ambito della loro competenza e responsabilità professionale. Erano e sono consapevoli dei rischi che assumono: sono pagati profumatamente proprio per questo motivo.

In parole povere: se il Governo Italiano (unico legittimato a farlo) dovesse dichiarare il default del debito pubblico, a rimetterci di più sarebbero di certo gli investitori istituzionali esteri. Perderebbero il capitale investito e resterebbero con il grosso problema di dover spiegare ai risparmiatori che hanno sbagliato investimento.

Il Governo può decidere, legittimamente, di non pagare nulla agli investitori istituzionali e di rimborsare, invece, i titoli in possesso delle famiglie italiane.

Qualcuno ha forse sentito il Primo Ministro Mario Monti spiegare queste cose agli Italiani?

Il nostro Primo Ministro potrebbe convocare i rappresentanti degli investitori Istituzionali e invitarli, semplicemente, alla ragione. Afferma, Monti, che lo spread attuale non corrisponde ai buoni fondamentali del paese (ed è una delle poche cose sicuramente vere fra quelle che dice). Perché allora non minaccia gli investitori: o siete più ragionevoli, oppure, per il bene del paese... Default.

Naturalmente è un sano principio quello di onorare i propri debiti. Anche se  la norma non prevede sanzioni, sarebbe infatti certa la conseguenza di non poter ottenere più prestiti dai mercati finanziari.

Quello che ci dice Monti è che, senza i soldi degli investitori istituzionali esteri, “l’Italia crolla”.

Io non lo penso. Perché sono convinto che quei fondamentali di cui parla - che includono, oltre al debito pubblico, anche la ricchezza delle famiglie e il patrimonio pubblico - siano fra i migliori al mondo. Penso anche che la ricchezza delle famiglie italiane (oltre 8000 miliardi di euro, dati bankitalia) sia oggettivamente più che sufficiente a coprire multipli del debito attuale, che è inferiore ai 2000 miliardi. Il Patrimonio Pubblico è più difficile da stimare; si avvicina, ragionevolmente, a quella cifra.

Dei mercati finanziari non abbiamo bisogno. Possiamo farne a meno. Ma, oggettivamente, il pensiero di un privato cittadino, per corretto che sia, lascia il tempo che trova.

Mettiamocelo bene in testa. Di default il Governo e il Parlamento non ne parlano: alla lettera, non solo non ci spiegano cosa sia e come possa essere gestito. Non va neppure nominato. Coerentemente, il Governo con il supporto del Parlamento al gran completo, raccoglie nelle nostre tasche i soldi per onorare il debito.

Potrà non piacerci, ma un dato di fatto difficilmente contestabile è che, almeno per ora, la grande maggioranza degli Italiani è disposta ad accettare i sacrifici imposti.

Possiamo anche farci tante seghe mentali sulla rappresentatività di questo Governo e di questo Parlamento. Ma se la maggioranza dei cittadini fosse convinta davvero di subire un sopruso inaccettabile, troverebbe sicuramente il modo di imporre la propria sovranità e di mandare a casa governo e parlamento.

Fasce sempre più estese di popolazione avvertono l’insostenibilità dei sacrifici. Moltissimi ne percepiscono l’ingiustizia profonda. Alcuni cominciano a realizzare che sono controproducenti e dannosi: non risolvono il problema, anzi lo aggravano.

Però, nel complesso, la società civile borbotta e si lamenta ma, al momento, accetta i sacrifici.

Monti è oggi l’unica persona in grado di attuare quella proposta. Non lo farà mai.

Cosa resta da fare a chi è convinto che il congelamento del debito sia una buona soluzione ai problemi del paese?

Ricordiamo un attimo molto sinteticamente il senso della proposta. Il congelamento del debito consiste nella sospensione dei rimborsi dei titoli in scadenza, capitale e interessi. Il congelamento evita che chi detiene questi titoli possa venderli, disfarsene e creare problemi allo stato. La sospensione è funzionale al lavoro di analisi (audit). L’audit mira a valutare come si è formato il debito, per distinguere un debito legittimo da un eventuale debito illegittimo; serve anche per determinare chi possiede i titoli del debito nel proprio portafoglio. Alla fine dell’audit, si può decidere con calma se rimborsare; quanto rimborsare; a chi rimborsare.

Il congelamento è il primo atto di un  processo di default controllato.

Ora, proviamo ad immaginare che i sostenitori dell’idea riescano a produrre un consenso crescente attorno alla proposta. Ipotesi tutt’altro che assurda.

Chi conosce anche superficialmente i mercati finanziari, sa con certezza come reagirebbero gli investitori istituzionali che detengono i titoli italiani nei loro portafogli: ogni nuova adesione alla proposta si tradurrebbe in vendite immediate sul mercato di BOT e BTP.

Nessuno può avere dubbi al riguardo.

Mentre i cittadini non capiscono ancora bene di cosa si stia parlando, i professionisti lo sanno con estrema chiarezza: se aumenta il rischio di default bisogna vendere. E non per ricattare qualcuno. Semplicemente per il dovere professionale di evitare di perdere il capitale investito.

Purtroppo, più la proposta avanza e trova consensi, più diventa irrealizzabile.

Possono bastare pochi minuti per vendere miliardi di titoli. Lo spread sale. Sale alle stelle.

Il Governo, a quel punto, deve tentare disperatamente di calmare i mercati. Non credo sia lecito pensare che venga folgorato sulla via di Damasco e si decida a dichiarare il congelamento del debito per schierarsi finalmente dalla parte dei deboli.

Non resta che aspettarsi nuovi salvatori che - a quel punto - saranno pronti ad intervenire: Fondo Monetario Internazionale e BCE. In cambio, naturalmente, di nuovi sacrifici. Ancora più pesanti.

La Grecia insegna. Pensavamo di essere migliori, molto migliori. E intoccabili. Solo poche settimane fa. Lo pensiamo ancora?

Naturalmente la situazione si avvita. Cresce l’odio verso il debito ed i mercati finanziari.

Supponiamo allora che qualcuno dei partiti che sostengono il governo non se la senta più di andare avanti così. Anzi, aderisca alla proposta di congelamento e faccia cadere il governo, invocando elezioni o un nuovo governo di unità nazionale, questa volta politico e non tecnico.

Non un singolo centesimo di euro resterebbe a quel punto nelle mani degli investitori istituzionali esteri.
Nessuno può avere dubbi a riguardo. Possono essere cinici, perversi, ingenui, irrazionali. Ma non coglioni.

Il default, a quel punto, non sarebbe più un obiettivo: diventerebbe certezza. Lo Stato non sarebbe materialmente in grado di rimborsare i titoli e raccogliere nuovi prestiti: né dagli investitori istituzionali, né dalle famiglie. A quel punto, diventa vero: l’Italia crolla.

Congelamento e audit non potrebbero più assolvere la funzione che la proposta originaria le attribuiva, e darebbero ben poca soddisfazione. Innescando, invece, meccanismi pericolosi.
Anche se dovessimo scoprire che tutto il debito pubblico fosse illegittimo (cosa che non credo).. Resterebbe comunque a carico dei cittadini.

Naturalmente, io sto esercitando l’immaginazione. La realtà sarà sicuramente diversa. Ma non sono ancora riuscito a trovare valutazioni alternative che individuano e descrivono un percorso convincente per il raggiungimento della meta.

La responsabilità di ognuno di noi è nello sforzo di comprensione delle conseguenze delle nostre scelte.
E solo un confronto aperto e disinteressato può aiutarci ad una comprensione migliore.

Resto in fiduciosa attesa di chiarimenti. Ribadendo che è possibile, in alternativa a questa proposta, individuare soluzioni che utilizzano il patrimonio pubblico e la ricchezza delle famiglie italiane per liberarci immediatamente dal ricatto dei mercati finanziari.

Una proposta che si pone come alternativa sia ai sacrifici indegni che ci propone il governo, sia a quella del congelamento del debito.

Entrambe sono estremiste.

La proposta non innesca meccanismi pericolosi perché offre uno sbocco sicuro al collocamento del debito.

Non solo non pregiudica la possibilità di ripristinare una diversa giustizia. Ne avvia, da subito, la risoluzione.

Se interessa, possiamo discuterne.

 Guido Grossi
 
N. B. : Guido Grossi è anche su Facebook

       

lunedì 2 gennaio 2012

SUMMIT MMT ITALIA 2012: CIFRA RAGGIUNTA, FASE ESECUTIVA

Dal sito di Paolo Barnard- 02/01/2012


LA CIFRA RAGGIUNTA: 33.000 EURO

ORA LA FASE ESECUTIVA: CONCORDARE LE DATE CON GLI AMERICANI E CON PARGUEZ, DEFINIRE IL LUOGO, IL SERVICE, LA LOGISTICA, FARE VIDEO UFFICIALE E INVITI, CONTATTI CON I SINDACATI E ASSOCIAZIONI DI IMPRENDITORI PMI.

NOTA ESSENZIALE DA DIVULGARE A TAPPETO:

1) CONTINUATE A VERSARE, SE RAGGIUNGIAMO CIFRE MAGGIORI POSSIAMO FORSE PAGARE L’ALLOGGIO A ¾ DEI PARTECIPANTI, FORSE A TUTTI.

2) SIETE OLTRE 1.300 ISCRITTI, OLTRE 800 PAGANTI. DOVREMO SAPERE ESATTAMENTE CHI VIENE PER IL RISCHIO DI LASCIARE GENTE FUORI DALLE SALE E SENZA ALLOGGIO. A BREVE VI DAREMO IL MODO DI CONFERMARE LA PRESENZA PER CERTO.

GRAZIE A TUTTI. STIAMO SALVANDO LA NOSTRA DEMOCRAZIA DA UN ATTACCO DI PROPORZIONI EPICHE. P. B.

domenica 1 gennaio 2012

L'ultima barzelletta del 2011...ma fa ridere amaro.

Amici, ho appena terminato di ascoltare il messaggio di fine anno del Presidente Giorgio Napolitano: di rado capita di ascoltare tutte insieme, una dopo l'altra, tante affermazioni che esprimono il contrario della verità.
Si parla del "rispetto della dignità e dei diritti del lavoro" dopo che questo esecutivo, che nessun cittadino italiano ha eletto e che ci è stato di fatto imposto dall'UE, ha dimostrato tutta l'intenzione di continuare lungo la strada iniziata anni fa con il famigerato pacchetto Treu e l'infame legge Biagi che hanno fatto strame di quasi un secolo di conquiste sindacali e di lotta dal basso; si parla, in questo noioso, stucchevole monologo da politico della prima repubblica, di "misure finalizzate alla crescita" quando anche un bambino capirebbe che con le politiche di austerità che sono state decise dal Presidente europeo della Commissione Trilaterale (**) e dagli altri baldi giovani (v.) a capo di questa democrazia di cartone non ci sarà nessuna crescita. Si blatera di una società, quella italiana, che "deve uscire più severa e più giusta, più dinamica, moralmente, civilmente più viva, più aperta, più coesa" e a dire queste parole è lo stesso uomo che per anni ha firmato al pagliaccio che ci siamo dovuti sorbire per troppo tempo alla Presidenza del Consiglio tutte le leggi più inique dell'ultimo decennio.
Si parla di "un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito", quando in realtà l'unico tipo di concorrenza permesso dal Trattato di Lisbona, accordo sovranazionale europeo ratificato dai governi senza sottoporlo al voto dei popoli e quindi in modo antidemocratico e criminale, è la "libera concorrenza senza distorsioni", un dogma che include tutta una serie di negazioni delle libertà democratiche e sindacali ( v.) e che favorisce di fatto la privatizzazione a esclusivo beneficio delle grandi multinazionali che, anche grazie alla connivenza del nostro beneamato Presidente, ora stanno per spartirsi l'Italia e per distruggere quel poco che rimane del nostro servizio pubblico.
Ci dice, quest'uomo che dovrebbe rappresentare tutti gli Italiani, che "si è diffusa ormai la convinzione che i sacrifici siano inevitabili per tutti", dimenticandosi evidentemente che finora a pagare il prezzo di questa crisi fasulla, voluta dai grandi mercati finanziari, è stata chiamata solo la gente comune, mentre categorie da sempre privilegiate, in primis la classe politica di cui il nostro fa parte da sempre, non sono neppure sfiorate dalla manovra in atto.
Ci parla, Giorgio Napolitano, di "rigenerazione della politica e di fiducia nella politica" nel mentre assistiamo al governo di gente sconosciuta, mai eletta da nessun cittadino italiano, che decide delle nostre vite, con coloro che fanno parte della maggioranza e dell'opposizione in realtà messi da parte come lo scemo del villaggio. 
Ci parla, Napolitano, dell'Italia che " non può restare e non resta estranea a ogni possibile iniziativa di pace e umanitaria, come dice la nostra partecipazione, anche con dolorosi sacrifici di giovani vite, a quelle missioni militari e civili internazionali che vedono migliaia di nostri connazionali farsi onore.". Già, quelle spedizioni di guerra in altri Paesi, vietate dalla nostra Costituzione, ormai sputtanata, dove, per appoggiare gli interessi grandiosi dei potentati economici occidentali, si buttano ingenti risorse economiche, che, se utilizzate diversamente, permetterebbero all'Italia di far fronte a tante difficoltà.
Una sola cosa mi sento di condividere, del discorso di questo anziano demagogo,  ed è quel "balzo in avanti" a cui egli fa riferimento nella parte conclusiva: balzo in avanti sì ma se proseguiamo nella direzione voluta dai poteri di cui Napolitano è un fedele servitore sarà anche un balzo nel vuoto. 
Per quello che possiamo fare su un blog, una goccia nel mare, proviamo a cominciare l'anno con qualcosa di concreto e, si spera, di utile: firmiamo la petizione per il referendum salva-Italia.
Per poter migliorare il funzionamento dell'apparato democratico di una Nazione, bisogna almeno tornare in democrazia.
Nonostante tutto, Buon Anno.

Renato Valusso
   

venerdì 30 dicembre 2011

GRUPPO DI STUDIO PER L'OCCUPAZIONE: SCRIVETECI.


Dal Messaggero Veneto di giovedì 29 dicembre 2011

TRIESTE. Saranno 568 i lavoratori che saranno assunti dalle imprese o dalle cooperative individuate dalle Pubbliche amministrazioni che si sono aggiudicate il finanziamento nell’ambito dei Lavori di pubblica utilità. Fra queste i Comuni di Trieste e di Pordenone, il Cro di Aviano, la Comunità montana della Carnia, la Provincia di Udine, il Parco naturale delle Dolomiti friulane e l’Università di Trieste.
Sono stati infatti 240 i progetti approvati e finanziati dalla Regione che, nella fattispecie, erano riservati ai giovani da 18 ai 36 anni. «Sui Lavori di pubblica utilità - sottolinea l’assessore al Lavoro Angela Brandi (foto) - da parte della Regione c’è stato un impegno importante, dal momento che il finanziamento complessivo ammonta a 12 milioni e 50 mila euro, di cui 5 milioni e 600 mila sono risorse del bilancio regionale e 6 milioni e 450 mila vengono dal Fondo sociale europeo». ( leggi tutto l'articolo)


Segnalo ai lettori che per un approccio critico e propositivo a queste e a tutte le problematiche inerenti la disoccupazione e la precarietà lavorativa in genere , il gruppo Quiudinelibera e l'associazione Generazione del Terzo Millennio hanno creato il Gruppo di Studio per l'Occupazione nell'ambito della regione Friuli Venezia Giulia.
Colgo l'occasione per invitare chiunque legga queste righe e ritenga di essere interessato all' iniziativa a mettersi in contatto con noi scrivendo alla mail perilfuturo@libero.it.
Preciso che il Gruppo di Studio è apartitico e che il nostro comune impegno vuole essere bipartisan, in quanto non ha altro obiettivo che il  miglioramento della situazione occupazionale dei Cittadini.
Impegniamoci assieme per il nostro futuro e quello dei nostri figli: ogni idea e proposta sarà benaccetta e se desiderate unirvi a noi sarete i benvenuti.
Adesso più che mai noi Cittadini dobbiamo essere Protagonisti.
Vi aspettiamo.

Renato Valusso

   

mercoledì 21 dicembre 2011

Summit MMT in Italia: per chi fosse interessato, siamo quasi pronti.


CI SIAMO: SUMMIT MMT APRE IL C/C


Ok, grazie a voi, siamo 754 che hanno aderito finora, altri stanno arrivando. Ora dovete tradurre le parole in fatti. Qui sotto il c/c dove versare con bonifici online o allo sportello. Per motivi tecnici non è stato possibile trovare una soluzione più economica.

Ultima ora: Michael Hudson ha aderito! Abbiamo Hudson! Confermati Stephanie Kelton, Marshal Auerback e… William “Wall Street Killer Cop” Black! Questo significa avere il “dream team” su Modern Money Theory (MMT), su mercati finanziari e Banca Centrale Europea, sul crimine di Wall Street e su Goldman Sachs crime, e sulla storia del “colpo di Stato finanziario in Europa”, la fine della democrazia.

Randall Wray è in attesa di liberatoria dall’università, ancora non sa dire. Alain Parguez da Parigi verrà all’ultimo se le date gli saranno possibili.

Per cortesia, ora capite questo: la democrazia NON CONSISTE nel poter votare in un certo modo piuttosto che in un altro, o poter manifestare, né avere una Costituzione. La democrazia è PRIMA DI TUTTO avere un lavoro con reddito sicuro, servizi sicuri, case per tutti a prezzi possibili, istruzione per tutti, e sopra a ogni altra cosa UNO STATO CHE HA UNA PROPRIA MONETA DA SPENDERE PER TUTELARE NOI, IL 99%, SENZA LIMITI REALI, E CHE LO FACCIA! Questa è la vera democrazia, cioè cittadini forti, sicuri, non impauriti e dominati dal ricatto economico. Questa democrazia oggi si chiama in un solo modo:

Economia democratica basata sulla Modern Money Theory (MMT), dove lo Stato spende la sua moneta sovrana a deficit per creare piena occupazione, pieno Stato Sociale, piena istruzione, pieni alloggi, piene infrastrutture e piena produzione aziendale (quando necessario). Cioè: la maggior fetta della ricchezza per il 99% e non per le elite.

Ma il colpo di Stato finanziario che ci ha travolti mira, e lo ha pianificato per decenni, proprio a distruggere quell’economia democratica prima ancora che possa nascere, lo ha fatto e lo sta facendo ora, mentre leggete.

Il Summit sulla MMT deve essere il punto di partenza per salvare l’Italia, il nostro lavoro, la nostra democrazia e i nostri figli. Il “dream team” degli economisti accademici americani ed europei della MMT ha aderito. Non chiedono parcelle, ma le spese per i trasporti, alloggi, interpreti, streaming, filmati, sale conferenza, e molto altro sono alte. Per favore, siamo finora 754, se tutti versassero i 40 Euro promessi saremmo già pronti. Versate per salvare i prossimi 40 anni del nostro futuro in termini concreti di lavoro, sicurezza sociale e democrazia.

Ok, attendo. Vedremo.

Il c/c su cui versare ha questo IBAN: IT77D 02008 02455 000101640115

Banca Unicredit, Bologna, ag. Bologna Dante, via Dante1/E

Intestatario: Paolo Rossi (il secondo cognome Barnard è omesso dal conto)

Attenzione1: scrivere nella causale “Summit MMT Italia” col proprio nome e cognome.

Attenzione2: gli estratti conto dei versamenti e delle spese fino all’esaurimento dell’ultimo centesimo, sono PUBBLICI, e verranno pubblicati qui per la tranquillità di tutti.

P. B.

Dal sito di Paolo Barnard- 21/12/2011


martedì 20 dicembre 2011

RICCHEZZA, IGNORANZA E PAURA di Guido Grossi


Come è possibile che l’1 per cento dei super ricchi del mondo riesca a sfruttare il restante 99 per cento senza che questi si ribellino? 


Premessa

I mercati finanziari e le Istituzioni che governano l’economia al di sopra delle nazioni influiscono in maniera determinante sulle nostre scelte sociali e politiche. Sono più di venti anni che ci impongono politiche che sottraggono risorse al lavoro ed alla produzione di beni reali e servizi utili ai cittadini. Per dirottarle sui mercati finanziari.

Il risultato è la recessione. Che stiamo scegliendo di far pagare ai più deboli.

La mossa strategica più importante compiuta da 1%, in maniera lentissima ed impercettibile, è stata quella di confondere la Finanza con l’Economia Reale. A due distinti livelli:
- nella testa della gente;
- nella realtà del mondo bancario.
Usando quotidianamente la solita frase: “ce lo chiedono i mercati, ce lo chiede l’Europa, ce lo impone la competizione mondiale.

La Finanza, ed i Mercati Finanziari, sono ALTERNATIVI all’Economia reale ed ai Mercati delle Merci e dei Servizi.

La Finanza usa i suoi strumenti esclusivamente per soddisfare l’interesse degli Investitori ad ottenere un ritorno economico il più elevato possibile, correndo il livello più basso possibile di rischio. Non ha bisogno di produrre nuova ricchezza. Le è sufficiente spostarla.

La Finanza è lo strumento principe per la tutela degli interessi del famoso 1%. Anche se molti sperano di arricchirsi su quei mercati, solo pochissimi ci riescono sistematicamente.

L’Economia Reale produce - con il capitale di rischio e con l’organizzazione del Lavoro -  beni tangibili e servizi utili ai cittadini, che vengono scambiati sui Mercati delle Merci e dei servizi. L’Economia Reale coincide con gli interessi del 99%. Lavoratori, imprenditori, cittadini, consumatori. Tutti noi.

Out / Out. Sono scelte alternative. O porti i capitali nella finanza, verso l’1%. Oppure lo investi nell’economia reale, verso il 99%.

Chiunque abbia occhi per vedere è in grado di farsi una propria opinione personale sulle scelte fino ad ora operate. E dire se le politiche degli ultimi decenni abbiano favorito i mercati finanziari oppure l’economia reale.

Perché stiamo zitti e fermi 

L’uno percento ha risorse illimitate. Ha comprato la politica, l’informazione, le istituzioni sopra nazionali, gli organismi di controllo, la ricerca universitaria, la burocrazia a tutti i livelli. Paga le Lobbies che “costruiscono” le scelte europee. Naturalmente non tutto. Ma, in ogni settore, una parte sicuramente incisiva.
Perché non si riesce a cambiare le cose.
E’ evidente che non esiste un 99 per cento omogeneo, disposto a un vero cambiamento, a correre il rischio di una rivoluzione qualunque, per quanto democratica e indolore possa riuscire.
Proviamo a descrivere, piuttosto brutalmente, la realtà di questo 99 percento, dividendola in diverse categorie. Usando alcuni strumenti semplici:

- Ricchezza / povertà
- conoscenza / ignoranza

Ricchezza e Povertà 

Chi è molto ricco, ed appartiene all’1%, ha dalla sua parte le politiche dei governi attuali. Solo una grande “conoscenza” dei meccanismi perversi di cui è condita la realtà odierna, accompagnata ed un estremo senso di solidarietà, potrebbero fargli desiderare un reale cambiamento.

Chi è ricco - perché ha un buon reddito ottenuto dal lavoro o dalla produzione di vera ricchezza nell’economia reale e/o un solido patrimonio privato - può anche capire e condividere l’importanza del cambiamento. Desiderarla. Ma è anche evidente che non vuole rischiare di perdere la propria posizione privilegiata. Non bisogna farsi illusioni. Sarà piuttosto disposto a perdere qualche cosa ogni giorno, di manovra in manovra. Non tutto in una volta. E siccome la paura gioca brutti scherzi, non è detto che riesca a “vedere” la realtà che ha sotto gli occhi ed i pericoli che corre di perdere tutto comunque. Questione di tempo. Conoscenza e solidarietà possono aiutare di sicuro a fare la scelta giusta. Accompagnate da una buona dose di coraggio. Ma occorrono proposte molto convincenti. Che riducano sostanzialmente i rischi.

Chi appartiene alla classe media è oggi sulla graticola. Stretto fra un potere d’acquisto sempre più basso e fra una tassazione sempre più pesante, sta sicuramente attingendo al risparmio accumulato negli anni migliori. E’ disposto a vendere pezzi di patrimonio per andare avanti. Lo stock di risparmio privato degli Italiani è fra i maggiori al mondo, e rappresenta, oggi, l’unico vero ammortizzatore sociale che sta funzionando a pieno ritmo. Ma si sta consumando. E’ evidente che le manovre da una parte, ed un sistema bancario avvelenato dalla commistione con la finanza, spostano questa ricchezza sui mercati finanziari, dove, lentamente, finisce nelle tasche di uno per cento. Questa categoria di persone ha un interesse enorme a capire bene quello che succede ma è quasi sempre confusa. Avverte il pericolo, ma non lo conosce. Intuisce qualcosa, ma non capisce come tutto questo stia succedendo. E - soprattutto - non vede soluzioni a portata di mano. Nessuno dei partiti attuali ha soluzioni convincenti. Le mille alternative che nascono ogni giorno nella società civile hanno, spesso, proposte intelligenti, pratiche, ma non sono risolutive dei problemi più importanti. Le politiche attuali - che vengono prese sotto il ricatto dei mercati e delle Istituzioni sopra nazionali - stanno spingendo la classe media verso la povertà. Nessuna delle pur ottime proposte che girano è in grado di risolvere con chiarezza questo problema. Queste persone hanno una discreta propensione media alla solidarietà, ma hanno paura. La conoscenza troppo scarsa della realtà che ci circonda, spinge queste persone ad accettare la soluzione intesa come “meno peggio”, anche se comporta evidente egoismo. La soluzione “meno peggio” è contraria al cambiamento reale. Si accontenta di aspetti marginali, spesso illusori. Nella scelta del “meno peggio” c’è anche la speranza che le cose si aggiustino da se... Con il passare del tempo.

I poveri crescono di numero al di la delle statistiche. E sono destinati a crescere ancora di più per gli effetti delle politiche attuali. Hanno un bisogno estremo di solidarietà. Per questo la loro posizione si aggrava tanto di più, quanto maggiore è la propensione della classe media ad accettare soluzioni “meno peggio” e non risolutive. Hanno bisogno estremo del cambiamento. Sono disposti a tutto, non hanno nulla da perdere e aspettano solo di capire quale proposta possa far ottenere quel cambiamento. E’ in questa categoria che la “conoscenza”, la disponibilità di strumenti che aiutino ad interpretare in maniera corretta la realtà presente e le proposte di cambiamento, gioca un ruolo determinante.

Tutti i malintenzionati hanno interesse a cercare di manipolare la rabbia dei poveri. Solo la “conoscenza” può evitare gli esiti peggiori. Povertà e ignoranza, messi assieme, possono   scatenare una pericolosissima rivoluzione violenta, dagli esiti assolutamente e sicuramente negativi. Accendere la miccia va evitato a tutti i costi.

Questa consapevolezza gioca un ruolo fondamentale per capire le paure di chi ha qualcosa da perdere.

Conoscenza e Ignoranza 

Negli ultimi decenni la cultura e l’informazione sono stati calpestati e manipolati in maniera sistematica. Scientifica. Criminale. Televisioni, giornali, radio, hanno fatto da cassa di risonanza delle politiche che hanno consentito all’1% di accrescere la loro ricchezza ed il loro potere in maniera smisurata, presentandole però - come Orwell ci aveva esattamente ammonito nel suo capolavoro 1984 - con le più suadenti delle parole e delle promesse.

Ci siamo lasciati ingannare dalle lusinghe del consumismo; dalle bolle speculative dei mercati finanziari che ci promettevano ricchezza facile per tutti; da modelli di successo e apparenza tanto stupidi quanto accattivanti; dalle promesse vuote e false del neo liberismo che, avendo mischiato finanza ed economia reale, ha nascosto dietro la libertà di creare ricchezza, la libertà di rubarla, trasferirla. Quella che noi produciamo con il nostro lavoro. Che finisce nei loro portafogli attraverso i meccanismi sempre più volutamente oscuri e meno comprensibili degli strumenti finanziari. Spinta da centri decisionali che risultano volutamente sempre più oscuri, lontani dalla possibilità di controllo democratico.  Questo è il significato della frase che ci sentiamo ripetere da decenni: ce lo chiedono i mercati.. ce lo chiede l’Europa... ce lo impone la Competizione Mondiale. Senza altre spiegazioni.

Soprattutto, ci siamo lasciati rincretinire da una televisione che, nel suo complesso e salvo rare eccezioni, ha fatto di tutto per abbassare sistematicamente la nostra capacità critica. Per elevata che fosse la nostra cultura, non si può resistere ad un dibattito che, scientificamente, riduce la possibilità di comprendere i fenomeni e le proposte. Di approfondirle. Perché le oscura dietro uno spettacolo fatto di volgarità, offese, urla, slogan, voluta incapacità di ascolto e prevaricazione sistematica nel dibattito dove le voci si accavallano e le idee si confondono. Dove il messaggio di fondo è sempre lo stesso: non si capisce bene chi ha ragione; non si capisce bene quale è il problema; non si capisce bene quale è la soluzione.

Nella confusione generale, arriva qualcuno serio, competente e “professionale” e ti dice - senza alcuna voce sostanzialmente contraria - che la soluzione è quella di fare sacrifici, rinunciare alla sovranità, e.. vedrete.. arriverà la Crescita... l’Equità.. La gente non desidera altro che di illudersi, quando ha paura ed è confusa.

Anche se NON ci spiega come e perché arriverà la crescita che tutti ci hanno promesso.  NON ci spiega quale è il suo senso dell’equità, come intende attuarla. Anche se gli strumenti ed il contenuto delle proposte è esattamente lo stesso che si applica da decenni. Anzi, accelera pericolosamente nella stessa perversa direzione. La gente preferisce illudersi.

Per questo ci “beviamo acriticamente” il mantra che ci ripetono un giorno si e l’altro pure: “ce lo chiedono i Mercati, ce lo chiede l’Europa, ce lo impone la Competizione Mondiale”.
Senza prestare attenzione, però, alla circostanza che nessuno ci spiega come funzionano, mercati, Europa e competizione.

La libertà di mercato - che avevamo interpretato come libertà di fare impresa, e quindi di produrre, con il lavoro, nuova ricchezza - non è mai stata tanto negata come negli ultimi decenni. Basta chiederlo ad una qualsiasi piccola e media impresa. Regole burocratiche troppo stupide e pesanti per essere ingenue, favoriscono solo la grande dimensione economica, quella accessibile solo a quell’1% che oggi fa le regole. E le dovrebbe controllare. Il carico fiscale risparmia la grande dimensione economica e finanziaria, che non ha bisogno di evadere, perché le leggi sono fatte dai loro rappresentanti. Il nostro risparmio che portiamo alle banche non si trasforma in credito, quello che dovrebbe favorire gli investimenti produttivi. Siccome il sistema bancario è stato sistematicamente avvelenato dalla finanza, le risorse non vanno alla piccola e media impresa: vanno sui mercati finanziari. Alle grandi opere, alle grandi imprese.

Non ci dicono bene come funzionano i meccanismi dell’Europa. L’Europa che avevamo in mente, l’Europa democratica dei cittadini, che pensavamo servisse a superare gli egoismi nazionali, non esiste. C’è solo un apparato burocratico sostanzialmente asservito agli interessi del grande capitale finanziario internazionale. Soggetto più che mai agli egoismi delle fasce più ricche di popolazione delle nazioni più influenti. L’Europa non ha mai avuto il coraggio di creare una unione politica, basata sulle più elementari regole della democrazia rappresentativa, perché l’1% ha disegnato, al suo posto, un insieme di Istituzioni estremamente funzionale a certi interessi e non altri. Istituzioni che sono irraggiungibili da qualsiasi forma di controllo democratico. Ed ora ci chiedono di dare a questa Europa ancora più poteri, di rinunciare alla nostra sovranità nazionale, alla leva per eccellenza di governo dell’economia - il disavanzo fiscale - per cederla ad una Europa che non comprendiamo, che non controlliamo.

Nessun dottore ci ha ordinato la Competizione Mondiale. E’ stata scelta. Provocata attraverso i sistematici abbattimenti alle barriere che impedivano, prima, il movimento dei capitali e dei beni. Ma non è una competizione corretta, sana, trasparente. E’ una partita dove le regole le ha scritte il manager della squadra più forte. Dove l’arbitro è stato scelto dall’allenatore della squadra più forte. Dove i migliori giocatori sono stati ingaggiati, a suon di miliardi, dal proprietario della squadra più forte. Chi vincerà?

Il colmo dell’ipocrisia è nell’assunto, non dimostrato, che la competizione porta ricchezza e benessere a tutti, aiuta i più deboli ad uscire dalla povertà. Lo strumento che viene da loro utilizzato per misurare la ricchezza, il Prodotto Interno Lordo (PIL) è inadeguato. E’ ormai evidente a tutti che non misura il benessere, come inteso dalle popolazioni. In ogni caso, con tutti i suoi limiti, ci dice in maniera non equivoca che ci stiamo avviando verso una crisi grave. In troppe aree del pianeta. Non si possono sottrarre sistematicamente risorse alla crescita e sperare di crescere.  La crescita misurata dal PIL si sposta verso aree dove è assolutamente falso ed ipocrita dire che si combatte la povertà: La realtà, ben più cruda, è che si sfrutta il lavoro dei disperati. La definizione di povertà come intesa ufficialmente dagli organismi sopra nazionali che la misurano è la disponibilità di uno, due dollari al giorno. Ti danno qualche centesimo in più e ti dicono che sei uscito dalla povertà, ufficialmente. Non importa se hai abbandonato il villaggio dove avevi una storia, una cultura, un equilibrio. Una vita dignitosa.

Conclusioni

la Democrazia non ammette scorciatoie. Per ottenere un cambiamento rivoluzionario, ma democratico, occorre uno sforzo immenso. Il coraggio di aprire gli occhi. La volontà di studiare, l’umiltà per confrontarsi, per comprendere dove ci stanno portando le scelte del passato e del presente e come operano.

Ci vuole la responsabilità delle scelte. Le soluzioni individuate, da chicchessia, non possono e non devono comportare il rischio di provocare tensioni e conflitti che sappiamo dove conducono.

Le soluzioni individuate devono rassicurare chi ha paura. Non spaventare. Devono perseguire un equilibrio sostanziale e non formale fra le esigenze, gli interessi, le paure del maggior numero di categorie in cui è descrivibile la nostra società. Accomunare e non dividere.

Devono avere come obiettivo comune il vero interesse che unisce il 99 per cento di noi tutti: riportare al centro del tavolo la necessità di capire cosa intendiamo per ricchezza e benessere. Di certo, non il PIL. Non vogliamo più rinunciare alla sostenibilità sociale, che è fondata sulla piena solidarietà. Non vogliamo più rinunciare alla sostenibilità ambientale. Sono valori irrinunciabili. Li portiamo stampati nel dna. Sono infinitamente più importanti del PIL. Li hanno fatti passare in secondo piano.

Dobbiamo capire e scegliere come vogliamo produrlo il benessere che desideriamo. Di certo, non più inseguendo le chimere che la finanza ci ha finora proposto. La finanza non ha bisogno del lavoro, vuole solo sfruttarlo. L’economia reale si, ne ha bisogno. E più è qualificato, più è gratificante, maggiore sarà la crescita della vera ricchezza, economica e sociale. Vogliamo riscoprire la centralità del Lavoro, perché è l’unico strumento vero di affermazione della dignità della persona umana. la solidarietà verso i più deboli, che devono vedersi riconosciuto il diritto al lavoro, ad un lavoro responsabile ma dignitoso, come la nostra Costituzione giustamente vuole. Il rispetto di una economia che vuole produrre quei beni reali e quei servizi che noi riteniamo utili, non quelli che la pubblicità e la finanza ci impongono. Con un elevato - e regolamentato - senso della responsabilità sociale dell’impresa.

La società civile del nostro paese gode di risorse umane e professionali enormi. E’ capace di produrre soluzioni efficaci ed intelligenti. La volontà di aggregarsi traspare ogni giorno di più. Facciamo tutti un passo indietro, per farne uno enorme in avanti, costruendo una alternativa seria, responsabile, equilibrata. Raccogliendo in un disegno complessivo e convincente le mille soluzioni già ideate, per riempire quel vuoto enorme che l’attuale classe dirigente pone fra i cittadini, e la politica.

 Guido Grossi


sabato 17 dicembre 2011

DEBITO PUBBLICO : SOLUZIONI DOLCI - una proposta di Guido Grossi


Qui c’è una soluzione “dolce” al problema del debito pubblico.

Non richiede i sacrifici che il Governo ci impone sotto le pressioni dei mercati finanziari e dell'Europa. Non prevede soluzioni traumatiche e neppure forzose per la gente per bene. Forza solo un po’ la mano (pur nel rispetto del libero arbitrio) ai grandi evasori ed ai delinquenti.

E' una soluzione reale, semplice, che il Governo potrebbe attuare oggi, con un decreto legge, se solo ne avesse la volontà. Che un serio partito di opposizione dovrebbe fare sua, perché risponde ai bisogni di noi cittadini in maniera immensamente superiore rispetto alle indegne decisioni avallate in questi giorni da una maggioranza parlamentare mai così ampia, se solo ne avesse la volontà.

E' una soluzione che può diventare il punto di partenza di una nuova realtà politica, che nasce dalla società civile per creare una alternativa seria, responsabile, concreta, alle forze che oggi, in Parlamento, non sanno più interpretare e rappresentare la volontà del popolo sovrano.

Qualche riga di premessa, per chiarire i termini del problema.

Il Debito Pubblico pesa sulle coscienze e sullo stomaco di noi cittadini Italiani. Ci fa stare male, ci procura ansia e sensi di colpa.

Ma non siamo più disposti a fare sacrifici alla cieca. Non quelli ingiusti che colpiscono le fasce più deboli e, sistematicamente, risparmiano i ricchi e gli evasori. Deprimono i consumi e l'economia. Creano tensioni nel tessuto sociale.

Soprattutto, vogliamo vederci chiaro.

Non ci fidiamo più della solita storia: “Ce lo chiedono i Mercati Finanziari... Ce lo chiedono le Istituzioni Europee”. Suona tanto di intimidazione, forse di bluff. Ci ammazzate di tasse e tagli ingiusti alla spesa sociale, mentre continuate a prometterci una crescita che non arriva mai.

Intanto, abbiamo aperto gli occhi. Sono le vostre ingiuste tasse e i vostri incoscienti tagli alla spesa sociale, i vostri sperperi e le vostre grandi opere inutili, che causano la recessione che abbiamo sotto gli occhi. 

Vogliamo capire chi è che ci intimidisce ed incalza a fare cose che non ci piacciono.

Chi sono questi operatori dei mercati finanziari?

Investitori Istituzionali, sopra tutto esteri. Quindi fondi pensione ma anche fondi di investimento, banche centrali, banche d’investimento, banche “normali” ma che spesso operano dai paradisi fiscali, protette dal segreto bancario, hedge funds ed altri “professionisti” della gestione del risparmio.

Professionisti, nelle cui mani è affidato il risparmio di tutti. A causa delle vostre leggi, quelle fatte e quelle non fatte, in quei portafogli ci sono anche i soldi delle mafie di tutti i tipi, nostrane ed internazionali. Ci sono i soldi degli evasori, nostrani ed internazionali. I soldi delle multinazionali. Ci sono i soldi che i più ricchi del mondo hanno accumulato sfruttando proprio quei meccanismi finanziari che voi volete continuare ad ossequiare e servire. Onorandone i ricatti.

Non è questo il momento di chiarire i motivi per i quali avete permesso tutto questo. Vergognatevi dei risultati.

Ora, abbiamo fretta di risolvere prima i nostri problemi. Siamo seri, e responsabili. Vogliamo soluzioni tanto dolci quanto ferme, e risolutive.

Intanto, abbiamo capito che non dobbiamo vergognarci del nostro Debito Pubblico. L'Italia è un paese ricco : abbiamo un Patrimonio Pubblico ed uno stock di Risparmio Privato fra i maggiori al mondo. Sufficiente a coprire più e più volte l’intero debito. Perché non ci parlate di queste grandezze, quando ci confrontate con gli altri? Perché non ne parlano i giornali, le Televisioni che avete comprato? 
L'unica vergogna, è nel modo in cui avete sperperato i nostri soldi.

Abbiamo capito, anche, che è proprio questa ricchezza che vi fa gola. Quella di cui non volete parlare. Questa che volete sottrarci di manovra in manovra. Di ricatto in ricatto.

Noi, invece, vogliamo usare queste risorse in maniera intelligente e senza correre il rischio di farcele scippare, per risolvere, ora e per sempre, il problema del debito pubblico.

Cominciamo col togliere i nostri titoli di stato dalle mani degli investitori istituzionali, perché quelle mani non ci piacciono. Li vogliamo portare nelle mani ben più amorevoli e responsabili delle famiglie italiane. Com'era una volta. Come succede oggi in Giappone, dove nessuno può ricattare lo stato ed il suo popolo, anche se ha un Debito/pil del 200%, ben peggiore del nostro 120!

E sappiamo come farlo. Non certo con gli appelli tanto generici quanto ipocriti che voi usate. Vogliamo renderlo conveniente e sicuro.

Possiamo farlo. Da subito. Con due interventi.



1. Usiamo il Patrimonio Pubblico per garantire i titoli di stato acquistati dalle famiglie italiane. 

Oggi il debito non è garantito. Con l’aggiunta - gratuita - della garanzia concessa alle famiglie italiane - e SOLO alle famiglie italiane -, queste diventeranno creditori “privilegiati”. Ci troveremo in una posizione addirittura invidiabile dai cittadini americani tedeschi o giapponesi, che non hanno, invece, alcuna garanzia. 
E così noi famiglie italiane avremo una sicurezza ed una convenienza economica. Con la quale accompagnare il naturale interesse ad investire i nostri risparmi in questi titoli, per contribuire direttamente e personalmente alla soluzione del problema che maggiormente ci preoccupa.

E già con questo primo intervento un bel pezzo del problema è avviato sulla giusta strada 
della risoluzione. Ma si può fare di più.

2. Convinciamo i detentori di capitali in nero (quelli illegalmente detenuti all’estero perché frutto di evasione fiscale, di economia sommersa e irregolare, di traffici illeciti di vario genere) a sottoscrivere titoli di debito pubblico, proponendo loro una scelta, basata su bastone e carota.

Se accettano:
- devono dichiarare i fondi neri;
- pagano una tassa sul capitale del 10-15% (anziché del 30-40%);
- hanno l’obbligo di impiegare almeno il 70% delle somme per sottoscrivere titoli di stato con scadenze lunghe e rendimenti contenuti, ma garantiti da patrimonio pubblico;
- si vedono depenalizzato il pregresso reato/illecito (naturalmente solo per l’aspetto finanziario).

Se non accettano:
- la mancata adesione comporta la novazione del vecchio illecito in un nuovo reato
- il nuovo reato non si prescrive mai; 
- prevede sanzioni pari al 120% delle somme scoperte;
- la reclusione da 5 a 10 anni.

Molti paesi stanno proponendo misure internazionali per colpire il segreto bancario e l’uso di paradisi fiscali. Il rischio di essere scoperti sta diventando reale. Nuove leggi italiane devono garantire, con strumenti appropriati, che li scoveremo, ovunque siano.

C’è un vantaggio collaterale enorme: Qualcuno potrebbe proporre di mettere il nostro patrimonio pubblico a garanzia degli investitori istituzionali, magari esteri. Lo stanno pensando, aspettano il momento opportuno. 
Si, proprio a favore di quei signori che operano - ricattandoci - sui mercati finanziari.

E rischieremmo di perderlo il nostro prezioso patrimonio nazionale. A quel punto, quei famosi professionisti smetterebbero di avere paura del default. Perché la verità che abbiamo scoperto è che loro temono il Default dell’Italia molto ma molto di più di quanto non lo dobbiamo temere noi. Noi potremmo sempre gestirlo, scegliendo di pagare il debito a favore delle famiglie e lasciare un pugno di mosche nelle mani dei professionisti. Loro, rischierebbero di perdere tutto.

Ma guai se dovessimo regalare loro un collaterale a garanzia. Il nostro Patrimonio pubblico a garanzia degli investimenti delle mafie e degli evasori... Sarebbe la certezza del nostro fallimento. Lo troverebbero conveniente. Per venirsi a comprare, a prezzi da fallimento, il Colosseo, Il Duomo, Gli Uffizi. 
Noi lo vogliamo a garanzia degli investimenti fatti dalle famiglie italiane, il nostro patrimonio Pubblico. Viene dai nostri padri. Vogliamo lasciarlo ai figli dei nostri figli.

Come primo passo. Domani, se riusciremo a superare l’Europa dei mercanti, per costruire quella dei popoli e dei cittadini - che tutti noi vogliamo, urgentemente - potremmo pensare anche a metterlo, insieme a quello delle altre nazioni europee, a garanzia degli investimenti delle famiglie europee. 
Sempre escludendo, naturalmente, qualsiasi garanzia a favore dei professionisti della finanza. Ora e per sempre.

Per info sull'autore del post e per ogni vostra domanda sull'argomento trattato scrivete a: perilfuturo@libero.it.



venerdì 16 dicembre 2011

Appello di Paolo Barnard per il Summit nazionale MMT


Mi appello a tutti, per favore prendere molto sul serio.

Serve incoraggiamento per il gruppo americano della MMT che è travolto da richieste di interventi salva crisi da parte di molte nazioni. Scrivete tutti una vostra mail, anche in Italiano, ma NON la stessa mail spammata 10.000 volte, a questo loro indirizzo umkc.economists@gmail.com

Anche solo due parole contano. Fatelo tutti! Portiamoli qui il prima possibile. Ci conto. P. B.


Dal sito di Paolo Barnard- 16/12/2011




giovedì 15 dicembre 2011

A volte anche il "nemico" può dire qualche verità

Amici, non stupitevi e non indignatevi se oggi vi posto l'editoriale de il Giornale del 13 dicembre 2011 a firma di Alessandro Sallusti.
Dimentichiamo per un momento la fonte da cui ci vengono i commenti che leggeremo e proviamo a considerarne oggettivamente solo la veridicità, perché, a mio avviso, ce n'è parecchia.
Leggi l'articolo

 r. v.  



mercoledì 14 dicembre 2011

Voi che vedete in Monti il salvatore dell'Italia: leggete questo.

Il seguente articolo dell'economista Marshall Auerback ( v. ), pubblicato giovedì 10 novembre 2011 sul blog New Economic Perspectives e ripreso da "Megachip", ci fornisce un quadro molto diverso da quello che viene offerto normalmente dai media italiani.
 r. v. 


È in corso un colpo di Stato finanziario?

È stato detto che l'Unione Europea è un'organizzazione particolarmente inefficiente nel mettere in atto pacchetti di salvataggio economico, ma quando si tratta di sovvertire la democrazia è altrettanto efficace e spietata quanto una ben rodata associazione a delinquere.

Considerate quanto segue: in appena due settimane gli eurocrati sono riusciti ad eliminare due seccanti leader eletti, le cui azioni osavano interferire con il loro più ampio piano di finalizzazione del “Progetto Europeo”: un progetto che, a dirla chiara, somiglia molto a un golpe finanziario.

Primo, la Grecia, la quale ha in un certo senso fornito il modello: il primo ministro George Papandreu ha avuto l'ardire di cercare il consenso popolare tramite referendum per le riforme che influenzeranno la vita della popolazione stessa. Bene, a giudicare dalle petulanti reazioni del Cancelliere tedesco Angela Merkel, del Presidente francese Nicolas Sarkozy, ciò non andava chiaramente fatto. Intervenendo spudoratamente negli affari interni di un seguace della democrazia (e verosimile alleato) con pressioni (e minacce) sul governo greco, hanno fatto sì che come ultima conseguenza Papandreu fosse debitamente accantonato, dopo che per altro era tornato sui suoi passi.

E guarda un po' chi è il nuovo Primo Ministro greco: Lucas Papademos, precedentemente in BCE (naturalmente con la Goldman Sachs nel pedigree), con il compito di implementare l'ultimo set di “riforme strutturali”, le quali quasi certamente produrranno l'effetto di mandare la Grecia in una deflazione ancora più profonda.

Sicuramente le privatizzazioni andranno avanti, e i rapaci oligarchi greci grandi evasori fiscali saranno loro ad approfittarne a prezzo di saldo (presumibilmente con i soldi che hanno nascosto offshore nel mercato mobiliare londinese o nelle banche svizzere), in tal modo consolidando il loro controllo sulla mal funzionante economia greca.


La stragrande maggioranza dei greci soffrirà orribilmente. Loro non hanno voce in capitolo, nel senso che sono stati lasciati davanti alla scelta di suicidarsi o di presentarsi davanti al plotone di esecuzione. Ma c'è di più, non tutto è stato perso: senza dubbio Goldman Sachs guadagnerà sostanziali commissioni dall'aiutare il nuovo governo a mettere all'asta gli asset dello Stato.

Una volta attraversato lo Ionio ci appare come il tandem “Merkozy” abbia giocato le sue carte con successo anche nel secondo round. Questa volta il successo è stato conseguito nell'eliminazione della loro fastidiosa nemesi, il Primo Ministro Silvio Berlusconi. Si può pensare ciò che si vuole su Berlusconi, ma in questo caso aveva ragione a lamentare che un rude stratagemma politico fosse stato messo in atto dalla BCE contro di lui, l'accettazione da parte di francesi e tedeschi degli irrazionali e controproducenti programmi fiscali di austerità in cambio del “supporto” di gente del calibro del FMI. Andate a chiedere ad un argentino cosa implica il “supporto” del FMI. 

Tutto ciò che Berlusconi doveva fare era voltarsi verso Atene per vedere quali sono i probabili risultati del nuovo assalto al welfare state italiano. Ma la reazione euforica dei mercati alle sue dimissione era surreale: come se i tacchini votassero a favore del giorno del Ringraziamento.

A Roma questo gioco di potere franco-tedesco è stato supervisionato da un astuto ex comunista, il Presidente Giorgio Napolitano, che stava architettando di fargli succedere come primo ministro un eurocrate di vecchia data, Mario Monti. Date uno sguardo al suo background, impeccabili credenziali: un “ergastolano” virtuale all'interno delle strutture tecnocratiche che governano l'Unione Europea, il tutto mescolato con alcune esperienze nel settore privato come amministratore di entità come la Coca Cola e, naturalmente, come advisor internazionale per Goldman Sachs.

Quel che sta prendendo piede non è altro che un colpo di Stato finanziario da parte delle classi di rentier dell'Eurozona. Ed è una delle tristi ironie della storia che, al limite nel caso dell'Italia, tutto questo sia stato architettato da un ex comunista, il quale con ogni probabilità sarebbe stato cacciato fuori dal governo italiano (à la Berlinguer)[1] da un'operazione da guerra fredda della CIA, se egli fosse salito a quel ruolo trent'anni prima.

Come siamo arrivati a questo punto dentro l'UE? È difficile puntare il dito contro una persona. Noi abbiamo assistito all'incedere di questo vasto progetto, portato avanti da una manciata di burocrati non eletti da nessuno, per diversi decenni o più. Jacques Delors ha davvero costituito una figura influente, ma non ha agito da solo. L'intero progetto europeo è stato guidato in maniera sempre crescente da questi non eletti eurocrati in pianta stabile, che si sono scambiati le posizioni dentro e fuori le strutture di governo dell'UE, e speso qualche anno per avere i requisiti allenandosi presso il settore privato in posti come Goldman Sachs o JP Morgan.

Si può fare caso al fatto che tutto questo cominciò con l'ascesa al potere del Presidente francese François Mitterand all'inizio degli anni '80, che provò ad attuare una genuina economia progressista per la Francia. Lui fu prontamente messo a repentaglio fino a che non imparò a “collaborare” con i poteri che stanno nascosti dietro il trono.

Fino ad allora il piano di gioco è rimasto sostanzialmente lo stesso: i commissari europei mettevano mano ad ogni sorta di diktat, regole, regolamentazioni, tranne che, ovviamente, fare ricorso a qualche tipo di legittimazione democratica ogni qual volta incontravano una resistenza popolare.

Si parte in piccolo e si costruisce gradualmente, fino a mettere tutti davanti al fatto compiuto.

Quando vi è una reazione negativa democratica tramite referendum, la battuta di arresto è solo temporanea.

I Paesi, come l'Irlanda, che hanno osato votare nella maniera “sbagliata” in un referendum nazionale, non hanno visto rispettata la loro volontà. La burocrazia europea ha generalmente risposto non prendendo atto di una popolare espressione di volontà democratica, ma ignorando i risultati fino a che gli sciocchi contadini non hanno realizzato in che errore erano incorsi e non hanno rivotato nella maniera giusta.



Se per fare ciò si ha bisogno di due, o anche tre referendum, va bene così. Politicamente l'interpretazione di ogni aspetto dei trattati riguardanti il governo dell'Europa è sempre stato ampiamente lasciato nelle mani dei burocrati non eletti, operanti presso istituzioni che sono prive di qualunque legittimità democratica.

Questo, a turno, ha condotto un crescente senso di alienazione politica e un conseguente spostamento verso partiti estremisti ostili a qualsiasi tipo di unione politica e monetaria in altre parti d'Europa. In circostanze politiche tese, questi partiti estremisti potrebbero diventare maggioritari.

Una figura che qui emerge tragicamente è George Papandreu. Per quanto in maniera inefficace, Papandreu è stato profondamente impegnato nel raggiungere l'accordo di ottobre. Ma come ha notato l'economista di Harvard (e advisor del governo greco) Richard Parker, Papandreu ha dovuto affrontare una tempesta di fuoco proveniente da più fronti: competitor nel suo stesso partito che miravano a subentrargli, parlamentari del suo stesso schieramento che minacciavano l'ostruzionismo su nuove misure di austerità, la totale intransigenza di Samaras e del suo partito, per tacere dell'economia in piena deflazione fino al collasso prima che arrivasse un qualche aiuto reale.

Indire il referendum era divenuto l'unico strumento per spegnere tutti i fuochi in un colpo solo – forzando i politici greci e i loro potenti sostenitori a cedere, e forzando i leader europei a ritornare immediatamente al tavolo delle trattative per arrivare ad una forma finale di un piano di soccorso realizzabile.

Sicuramente era destinato al fallimento, data la potente opposizione che aveva di fronte. Il primo ministro greco veniva punito da una parte dai suoi “alleati” nell'UE, che hanno imposto una punizione collettiva al popolo greco a causa di decenni corruzione interna al sistema, malgrado il fatto che il primo ministro avesse fatto pulizia. Fare della Grecia una moderna democrazia funzionante è stata la ragion d'essere dell'ingresso in politica di Papandreu.

E, dall'altra parte, i parassitari oligarchi greci stessi, che hanno visto nella sua azione un attacco frontale al loro controllo dell'economia greca, hanno combattuto per distruggerlo politicamente fino a spingere la Grecia ad un passo dall'essere uno stato fallito.

E ora la Grecia ha fornito un comodo modello. È stata ora messa in piedi una crisi (che poteva facilmente essere evitata anni fa dalla BCE – la Grecia conta per circa il 2,5% del Pil dell'eurozona) che si sta espandendo, ma che sta fornendo ampie opportunità di liberarsi di seccanti uomini politici che non fanno ciò che gli era stato detto di fare (nella sostanza abbracciare la “cultura della stabilità” che la Germania continua ad invocare, ma che in realtà non è altro che il consolidamento del controllo dei rentier sui vari governi).

Similmente in Italia, la BCE ha provveduto sì a comprare i suoi bond, ma in maniera molto fredda e certamente non sufficiente ad arrestare l'incessante rialzo dei tassi d'interesse.

Il nuovo capo della BCE, Mario Draghi (anche un lui un ex uomo di Goldman Sachs) cominciò il suo mandato con una secco avvertimento secondo il quale la BCE non avrebbe agito da prestatore di ultima istanza (nascondendosi dietro dubbi tecnicismi legali), e cosi facendo ha messo il suo compatriota in una posizione nella quale le sue dimissioni erano l'unica azione per salvare il Paese da un'immediata crisi finanziaria.


Berlusconi era anche un facile obiettivo, data la sua pittoresca e dubbia storia privata. E il suo probabile sostituto, (ormai certo, il testo originale è del 12 novembre, NDT) Mario Monti è un perfetto esattore del pizzo agli occhi per gli oligarchi finanziari d'Europa. Lui è, infatti, parte di quella che può giustamente essere chiamata “mafia finanziaria” che ha distrutto il pianeta a partire dal 2008.

Questi sicari di questo fangoso e opaco mondo finanziario sono ora stati incaricati di implementare le politiche di austerità sulle povere famiglie dei lavoratori per salvare il settore finanziario da una deflazione del debito – una crisi artificiale creata a causa dall'architettura dell'Eurosistema, che come noi sappiamo, era stata celebrata da questi stessi “mercati” finanziari quando l'euro fu lanciato nel 1999.

Tristemente un gran numero di italiani vedono tuttora nell'euro la loro salvezza da un passato di corruzione, che molti associano alla lira e agli alti tassi di interesse, anche se il corrotto Berlusconi è stato anch'egli intimamente sodale della stessa élite dell'euro.

E lo stesso Draghi ha un passato alquanto dubbio: come abbiamo segnalato in un recente post, l'Italia, storicamente, sfruttava attivamente l'ambiguità delle regole contabili per operare transazioni che avevano come intento quello di fuorviare le istituzioni europee, gli altri governi dell'Unione, e il suo stesso popolo su quelle che sono le vere dimensioni del suo deficit di bilancio.

Ci sembra proprio adeguato che Draghi sia ora l'uomo chiamato a occuparsi delle conseguenze delle frodi nella contabilità nazionale.

Ma difficilmente lo sarà per i popoli d'Europa, che continueranno ad essere schiacciati sotto lo stivale dell'austerità fiscale, da parte di un’élite sempre più distaccata e democraticamente irresponsabile. Non c'è di che stupirsi se le strade di Madrid, Atene e Roma stanno cominciando a infiammarsi.