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venerdì 30 dicembre 2011

Vade retro, Englaro.

E' di ieri, 29 dicembre 2011, questa notizia riportata dal Messaggero Veneto: Film su Eluana, l'Udc blocca i fondi che nessuno ha mai chiesto ( leggi tutto).
Evidentemente, a parere dell'Udc, ma non solo, in Regione si dovrebbero finanziare solo film sulla Madone di Taviele: che pena.

 r. v.  


sabato 21 maggio 2011

Il saggio Sgorlon e la visione classista del vivere

Oggi affronto un tema che esula da quelli che di solito vengono trattati su questo blog: desidero infatti commentare brevemente qui il famoso romanzo "Il vento nel vigneto" del compianto Autore friulano Carlo Sgorlon.
Premetto che non è mia intenzione addentrarmi in una critica letteraria del libro nè dell'opera omnia di Sgorlon, non posseggo i mezzi culturali per farlo e non è questa la sede: la mia vuole essere semplicemente l'opinione di un comune lettore, friulano doc, come si usa dire, così come era un friulano doc il Maestro di Cassacco.
Questo libro lo lessi per la prima volta all'età di dodici anni ed era il testo di narrativa adottato dalla Scuola Media Inferiore della Provincia di Udine e ho avuto modo di rileggerlo di recente: ebbene, a distanza di tanti anni, l'impressione finale odierna è rimasta pressochè identica a quella di allora.
Bel romanzo, ben scritto, ricco di insegnamenti morali ma la sua conclusione non mi soddisfò a quel tempo e non mi trova concorde neanche oggi.
In breve, dopo tanto lottare per tornare ad inserirsi nella società che trent'anni prima lo aveva condannato all'ergastolo per un delitto d'impeto, bestiale ma non del tutto gratuito, il protagonista del romanzo, Eliseo Bastianutti, si vede costretto a rinunciare al suo desiderio più grande, quello di rifarsi una vita sposandosi con una vedova madre di un ragazzo appena adolescente, perchè, in sostanza, il nuovo matrimonio, oltre a poter essere presumibilmente molto chiacchierato e malvisto, toglierebbe alla donna la possibilità di continuare a percepire la pensione di reversibilità del defunto marito e questo, nel caso in cui Eliseo dovesse mancare o non potere più lavorare, così come nel caso dovessero avere dei figli, diventerebbe una sciagura per il futuro del figlio avuto dal primo matrimonio.
Di più, anche solo l'idea di potersi amare come uomo e donna senza andare prima in chiesa a chiedere la benedizione di Nostro Signore, non viene neppure adombrata nel romanzo: non dimentichiamo che siamo in un paese del Friuli della fine degli anni '50 e che i protagonisti sono un uomo e una donna maturi. Tuttavia, a ben vedere, questa possibilità l'Autore, sia pure alla lontana, la lascia intravedere, ma come un qualcosa da non dire, da non mostrare pubblicamente, da vivere piuttosto nell'ombra.
Ecco perchè, in sintesi, la conclusione della storia che vede Eliseo accontentarsi del suo lavoro e delle piccole gioie quotidiane, legate ai ritmi arcaici della civiltà contadina idealizzata dalla narrativa di Sgorlon, il bicchiere di vino in compagnia, il vigneto da curare dove, finchè Eliseo sarà vivo e chissà per quanto tempo dopo, si potrà ascoltare la voce del vento che fa stormire le foglie, non mi soddisfa.
Sembra quasi, e probabilmente è così, che nell'immaginario e nella scala di valori dell'Autore debbano esistere vite umane di serie A e di serie B, vale a dire chi può vivere liberamente e alla luce del sole le proprie emozioni e le proprie passioni e chi invece non lo può fare o lo può fare solo restando nell'ombra. Dopo magari, come nel caso del protagonista de "Il vento nel vigneto", avere già duramente scontato i propri errori e dopo una spietata esclusione sociale anche per quanto riguarda i diritti più elementari, come quello a poter lavorare.
Anche leggendo altre opere di Carlo Sgorlon, emerge questa visione fatalista e quasi, oserei dire, "classista" del vivere umano.
Carlo Sgorlon: narratore di vicende di popoli, di villaggi, di boschi, di tramonti, di vento... ma forse non sempre aedo di libertà.

  Renato Valusso

domenica 1 maggio 2011

Amici della Sinistra, leggete e meditate...

Massimo Fini sul suo blog su Il Fatto Quotidiano del 30 aprile 2011

Talleyrand, Berlusconi e la Libia
La sinistra è cretina. Troppo cretina. Tanto cretina che si terrà Berlusconi fin che campa (e i cinici e i paranoici campano moltissimo).

Riepiloghiamo. Basta una telefonata di Obama perché Berlusconi, con una delle sue solite capriole, cambi radicalmente idea sul nostro impegno in Libia: dal “non bombarderemo mai” si passa all’autorizzazione ai Tornado a scagliare missili “su obiettivi mirati”. La Lega non ci sta. Un importante ministro come Roberto Calderoli dichiara: “Non voterò mai in Parlamento l’autorizzazione a bombardare la Libia”. Posizione ribadita dal líder maximo. È una spaccatura clamorosa nella maggioranza che, data l’importanza della questione, può portare all’immediata caduta del governo di Silvio Berlusconi che, con un comunicato ufficiale, si è già impegnato a obbedire al diktat di Obama.

E cosa fa la sinistra? Invece di incoraggiare i leghisti va a fare le pulci al loro “niet” puntualizzandone solo le motivazioni meschine: l’aumento dei profughi e dei costi. In realtà, la Lega ha una lunga tradizione di ostilità alle missioni “umanitarie e democratiche” della Nato. Nel 1999 alcuni parlamentari leghisti andarono a Belgrado a fare gli “scudi umani” contro i bombardieri Nato che partivano dalla base di Aviano. Si sa che la Lega è contraria alla missione in Afghanistan e da tempo preme su Berlusconi perché ritiri il nostro contingente. E invece la sinistra con tutta la tradizione pacifista che ha alle spalle, a volte spinta fino ai limiti della vigliaccheria (“meglio rossi che morti”), ha subito in questi anni una mutazione antropologica: è diventata guerrafondaia per un soccombismo nei confronti degli americani che uguaglia quello di Berlusconi. E se la Lega dovesse tener duro e non votare in Parlamento la mozione che autorizza i Tornado a bombardare, sarebbe capace di appoggiare Berlusconi salvando così il governo che altrimenti cadrebbe come una pera cotta.

Ma anche il presidente Napolitano non scherza. Ulcera Berlusconi su ogni virgola della Costituzione e ne viola, proprio lui, che ne è il supremo garante, uno degli articoli più importanti, l’articolo 11 che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Il generale Fabio Mini, che è stato capo di Stato Maggiore delle Forze Nato per il Sud Europa e nel 2002/2003 comandante del contingente italiano in Kosovo, ha dichiarato che “tutte le più recenti missioni della Nato, compresa quella in Libia, sono missioni di guerra”.
Ma non c’è bisogno dell’autorità del generale Mini per capire che in Libia la Nato, a cui l’Italia, ubbidisce perinde ad cadaver, sta facendo una guerra. In partenza la Nato doveva salvare i civili libici dai bombardamenti di Gheddafi. Di fatto ha preso le parti di una delle due fazioni in campo invertendo i rapporti di forza: adesso a essere bombardato è Gheddafi che non può più bombardare. Né si capisce che senso abbia salvare i civili che stan dalla parte dei rivoltosi per ammazzare quelli che sono rimasti fedeli a Gheddafi. Una sinistra cogl…, un presidente della Repubblica che viola la Costituzione in modo flagrante.
Vien voglia di passare dalla parte di Berlusconi. Perché è un delinquente, ma non è un cretino. E come diceva Talleyrand: “Preferisco i delinquenti ai cretini, perché i primi almeno ogni tanto si riposano”.
Più semplice e chiaro di così.. vorrei averlo scritto io, questo articolo.
 
 r. v.

lunedì 21 febbraio 2011

IL NEGUS DE NOANTRI E LA DOPPIA MORALE CATTOLICA

Due parole su un argomento che non smette di stupire: è nota la posizione della Chiesa Cattolica nei confronti di Silvio Berlusconi e del suo partito.
Sinceramente, il fatto che le alte gerarchie vaticane chiudano un occhio sui comportamenti privati e, più in generale, sul personaggio non mi stupisce: da "quelle parti" l'abitudine a prendere decisioni di comodo spiegandole con "il fine giustifica i mezzi" è antica e risaputa.
Quello che mi lascia sconcertato è la base, vale a dire quella consistente parte di cattolici praticanti e tradizionalisti che non solo lo hanno già ripetutamente votato ma che, malgrado le situazioni venute alla luce più volte e soprattutto recentemente, con tutta probabilità lo voteranno di nuovo.
Questo perchè sono portato a pensare che di solito la base umana di una religione e più in generale di un movimento di pensiero e di vita sia in se stessa una espressione più autentica dei valori che esso rappresenta.
Ma di quali valori vuole farsi rappresentante Berlusconi, a parte i suoi soldi?
Che valori possono essere "incarnati", per usare un termine derivato dalla Teologia, da quel miscuglio di massoneria deviata, sfrenato amore per la materialità, ipocrisia stomachevole, di doppia morale, di sospette connivenze mafiose, di egocentrismo e narcisismo puerili, eccetera?
Che cosa vorrebbero prendere ad esempio da lui, i bravi cattolici che lo votano?
Diventare più cinici e volgari, più arroganti e menefreghisti, pronti a mostrarsi bravi in pubblico e ad essere squallidi in privato?
La risposta purtroppo non può che essere una sola: da un lato, le false sicurezze di cui il berlusconismo ha saputo diventare il vessillo, es. la sicurezza delle città e dei luoghi pubblici, ghettizzando lo straniero cattivo, anche se quasi solo a parole, prova ne sia che sotto il governo di Silvio dei Miracoli in realtà i reati da strada non sono affatto diminuiti, l'esaltazione di un modello di famiglia tradizionale  ( da quale pulpito!), una posizione , strumentale e vile, contro il diritto all'autodeterminazione del fine vita, ecc. e dall'altro lato, in fondo in fondo, la facilità a fregarsene di questo ed altro, purchè "non si sappia in giro".
Ecco perchè questa gente lo voterà di nuovo: perchè ha bisogno di un padrone che le dia sicurezza e perchè, alla fine, è in sostanza doppia e fasulla come lui.

  Renato Valusso