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giovedì 5 gennaio 2012

Religioni e schiavitù del pensiero.

Disagio psichico e fanatismo religioso: nel video che vi postiamo di seguito, assistiamo a un esorcismo, vale a dire all'opera di un religioso, coadiuvato da tre aiutanti, che tormentano una malata per liberarla dal "demonio".
Siamo in Francia, pochi anni fa.
Non sapremmo dire se sono più fuori di zucca l'esorcista e i suoi collaboratori o l'infelice affidata alle loro attenzioni.
Con questo, sia chiaro che non intendiamo assolutamente denigrare le religioni in se stesse, ma certamente Quiudinelibera si oppone fermamente a tutte le forme oppressive che le influenze religiose o pseudoreligiose esercitano sugli esseri umani e più che mai a quelle che fanno leva sulle paure ataviche dell'Uomo e che rappresentano un retaggio della passata superstizione.
La cosa importante è evitare che un credo religioso diventi, alla fine, nient'altro che una forma di strumentalizzazione delle coscienze di molti da parte di pochi.


Guarda il video su You Tube


  r. v. 

lunedì 2 gennaio 2012

Le lezioni del Prof. Barnard al popolo.

In questi video vediamo come, con un frasario estremamente semplice e lasciando da parte il gergo finanziario, Paolo Barnard spiega i rudimenti de Il Più Grande Crimine a un pubblico di sindacalisti.



Guarda il video su You Tube




  r. v. 


mercoledì 9 novembre 2011

Gli economisti che collaborano con Paolo Barnard

Prof. L. Randall Wray ;  Levy Institute Bard College;
You Tube link

Non si tratta di personaggi strani o misconosciuti, come affermato a suo tempo da più di qualcuno, ma di studiosi seri e apprezzati.

 r. v.



venerdì 29 luglio 2011

PierGiorgio Gawronski: il Crollo dell'Economia

L'opinione e l'avvertimento finale di uno degli ultimi economisti keynesiani.

Dal blog di PierGiorgio Gawronski sul sito de Il Fatto Quotidiano di giovedì 28 luglio.

Per leggere l'articolo, cliccate qui.



lunedì 18 luglio 2011

La legge sul fine vita: l'opinione di don Paolo Farinella

Ecco che cosa pensa uno dei più anticonformisti tra i sacerdoti italiani del disegno di legge sul testamento biologico approvato il 12 luglio scorso dalla Camera dei deputati: leggiamo quello che scrive don Farinella sul suo blog sul sito de Il Fatto Quotidiano del 15 luglio 2011.


La legge truffa sul fine vita      
                              
La vendetta è compiuta. Il Parlamento al soldo di Bertone e, in questo caso anche della Cei, si è vendicata di Beppino Englaro e della sentenza della Corte di cassazione che ha riconosciuto la liceità di porre fine ad un dramma disumano che vita non era perché essere un vegetale non è più vita da essere umano. Il Parlamento ha votato una legge infame che obbliga il medico a staccare la spina solo se «è accertata assenza di attività cerebrale», cioè quando l’individuo ormai è morto.

E’ un delirio da qualsiasi punto di vista la si guardi e gli pseudo-legislatori non se ne rendono conto, o, se se ne rendono conto, sono doppiamente colpevoli perché la loro scelta, anzi, imposizione, è un atto di protervia, un sopruso, una violenza non solo della coscienza, ma anche di quella «legge naturale» con la quale tanto spesso fanno i gargarismi per placare gli spasmi della loro ingordigia ideologica. La legge è un atto contro la magistratura che viene esautorata completamente e senza una riforma costituzionale. Il parlamento venduto aggira e svuota anche l’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Il cardinale Angelo Bagnasco ha detto che «la legge non è una legge “cattolica”, ma rappresenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte». Questa è la prova che essa è una prova di forza tra il potere religioso che agisce per interposto Parlamento e un Parlamento che non rappresenta più nessuno. In caso di referendum, questa legge-truffa verrebbe spazzata via all’unanimità.

Imporre la nutrizione e l’idratazione forzate, a prescindere dalla volontà dell’individuo, significa non rispettare la natura, la quale, se non vi fosse accanimento meccanico, accompagnerebbe a morte naturale con più mitezza e più rispetto. In questo modo si prolunga all’infinito una sofferenza, anche disumana, fine a se stessa, altro che rispetto della vita. Se fosse rispetto della vita, allora tutti costoro che hanno firmato questa legge o che l’hanno voluta o che hanno contribuito ad averla, dovrebbero, se fossero coerenti, armarsi di borraccia e saccoccia e andare in Africa, in India, in Italia, in Cina… nel mondo e, testo alla mano, dovrebbero obbligare con la forza tutti coloro che muoiono di fame e di sete a lasciarsi nutrire e a idratarsi.

Il diavolo è anche umoristico, a volte. La legge che impone di sospendere le cure quando uno è ormai morto, è stata varata quasi contemporaneamente all’approvazione della legge finanziaria, una vergognosa ammucchiata a tarallucci e vino tra maggioranza e opposizione. Questa legge uccide l’Italia, affama i pensionati, violenta i bambini, le donne, gli operai, i poveri, i malati, i vecchi e lo stesso governo fa varare una legge per «difendere la vita». No, non c’è più religione, non vi sono nemmeno le stagioni e Dio se ne è andato nel deserto a squagliarsi al sole, sgomento da tanto cinismo omicida. I cardinali invece plaudono, beoti.

Se non fanno questo, vuol dire che quella legge vale solo per affermare chi comanda in Italia e non per salvare una sola vita. Senza tenere presente che volere costringere a restare in vita apparente, ad ogni costo, è anche un atto che contraddice, per i cristiani, la risurrezione e la vita oltre la morte. Se costoro che si trastullano con i principi cattolici fossero almeno religiosi, dovrebbero correre verso la morte che è «il luogo» dell’incontro con il Signore della vita, anche e specialmente oltre la morte. Se fossero religiosi dovrebbero pregare di morire, loro, perché il desiderio di Dio dovrebbe folgorarli. Invece prendiamo atto che vogliono imporre a tutti di piangere in questa valle di lacrime e vorrebbero pure che anche i non credenti vi piangano cantando.
 

venerdì 27 maggio 2011

LEGGIAMO UN PO'...



Un libro molto interessante: cliccate qui se volete scaricarlo in PDF

domenica 15 maggio 2011

Salute, scienza e speculazione commerciale

Psichiatria, psicofarmaci e proventi dell' industria farmaceutica: diamo un'occhiata...



lunedì 9 maggio 2011

Scuola: che cosa dovrebbe essere e cos'è secondo Paolo Barnard

Il seguente intervento è tratto dal sito di Paolo Barnard e risale al novembre 2008, al tempo delle prime, veementi contestazioni contro la riforma dell'istruzione del ministro Gelmini, ma i suoi contenuti vanno ben oltre.
Leggetelo e, se desiderate farlo, commentatelo.
Mi farebbe molto piacere conoscere il Vostro parere sull'argomento.
 r. v.

CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ (e mie proposte)
Voglio essere chiaro. E’ osceno che gli insegnanti italiani, o parte di essi, trovino oggi questa energia per difendere la scuola contemporanea, e non per farla a pezzi. Questa scuola è erede di un sistema che è responsabile nella Storia di crimini contro l’umanità, avendo coscientemente devastato l’anima e il futuro di infinite generazioni di esseri umani innocenti, per il solo fine di defogliarne, chemioterapizzarne l’indipendenza di pensiero, l’autostima e dunque qualsiasi futura capacità di essere cittadini attivi. I mandanti di questa catastrofe sono da sempre i sistemi Stato. Le sofferenze che da ciò sono derivate sono incalcolabili, così come la violenza sociale che ne è stata un prodotto secondario. Gli insegnanti di ogni epoca, inclusa quella moderna, sono complici di questo orrore, complici di crimini contro l’umanità. Molti direttamente e attivamente, altri come comparse silenti, ma non per questo meno colpevoli.
L'unica cosa morale che essi dovrebbero fare oggi è chiedere perdono, fare una lunga autocritica e distruggere questa scuola del tutto.
Per le ragioni sopraccitate lo spettacolo dell’alleanza fra insegnanti e alunni di questi giorni è uno scandalo. Gente che partecipa ai Killing Fields della scuola tutto l’anno (volenterosamente o comparse silenti), per alcune settimane si parano pubblicamente come i difensori del futuro degli alunni. George Orwell aveva visto lontano.
Eppure i mezzi per vedere ci sono, la letteratura per illuminarsi c’è. A nulla sono valsi decenni di articolata critica a questo scempio da parte di diverse correnti pedagogiche antagoniste; la scuola continua imperterrita in tale funzione.
Certamente anche la famiglia, con l’estrema povertà di mezzi relazionali che distingue la genitorialità media (dove trovano preminenza il ricatto, la violenza e l’umiliazione come ordinari strumenti educativi), non è estranea a ciò, ma le infinite variabili dei suoi modelli e dei suoi percorsi esistenziali non ci permette di quantificare il danno che essa arreca all’autostima del bambino con la stessa scientificità dell’osservazione, verifica e replicabilità del fenomeno che sono possibili nel setting scolastico.
Questa la critica. Ora le proposte. Primo, un intervento di storica portata, una vera e propria rivoluzione culturale, a livello scolastico, dove l’istituzione scuola si prefigga come prima ragion d’essere non più l’insegnamento di una lista di materie, ma l’istillare nell’individuo il senso della sacralità, unicità e dignità del suo valore in quanto essere umano di per sé, indipendentemente da qualsiasi altra cosa, a prescindere dalla sua provenienza, cultura, o capacità individuale. Qualsiasi valutazione basata sulla sua abilità nel macinare nozioni e nel ripresentarle ben confezionate deve essere secondaria, e gli insegnanti coltiveranno negli alunni il principio secondo cui mai un fallimento in queste secondarie valutazioni va tradotto in una ferita al valore personale, ovvero in perdita di autostima, che è perdita di amore per sé stessi. Oggi queste sciagure sono la regola.
Le priorità del sapere nella ‘nuova’ scuola dovranno porre al primo posto il valore dell’esistenza collettiva come unica possibilità razionale di sopravvivenza e come imprescindibile atto di intelligenza oltre che di buon senso. In parole semplici: insegnare che il massimo impegno per l’altro è un investimento che ti esce dalla porta per rientrarti con gli interessi dalla finestra, e questo conviene a tutti (da qui il senso civico e l’etica del lavoro). Dunque essa sarà la prima materia d’insegnamento come importanza, a scalare poi verso le altre materie che tuttavia dovranno essere riformulate a seconda delle reali priorità del bambino, dell’adolescente e dell’adulto contemporanei. Per questi due ultimi gruppi fornisco alcuni esempi: insegnare l’economia, come strumento di propria sopravvivenza e come strumento per l’equilibrio fra i popoli, cioè come strada per la fine della sperequazione della ricchezza; la globalizzazione dei conflitti, le ripercussioni sulla nostra vita e cosa possiamo fare per fermarli; l’intercultura nell’era delle grandi migrazioni, come convivere, come essere cittadini globali; l’uso dell’energia nella quotidianità, le sue fonti rinnovabili e non nell’economia del pianeta; il rapporto fra i generi, la conoscenza e il rispetto delle differenze maschio femmina; istillare il senso critico a 360 gradi e la libertà di pensiero, che garantiscono la nascita di cittadini protagonisti e non seguaci passivi manipolabili dal mercato o dai regimi; le spiritualità, e il rapporto con la morte; l’educazione alla salute, igiene personale, cibi e organismo umano, chimica dell’ambiente, prevenzione ecc., che si tradurrebbe in un risparmio per la Sanità di centinaia di milioni. Poi matematica, italiano, Storia e il resto, bilanciando le ore disponibili fra le varie materie, eliminando quelle ormai obsolete o meno prioritarie nel terzo millennio, ovvero riducendo i carichi di alcune materie a favore delle nuove.


venerdì 15 aprile 2011

INDIVIDUO E AMBIENTE: IL FALLIMENTO DELLA PSICHIATRIA TRADIZIONALE

Vite rovinate dagli psicofarmaci somministrati senza la compensazione di un valido trattamento psicoterapeutico, senza tentare neppure di comprendere le cause e le dinamiche del disagio: la testimonianza del pittore Michele Puglia per 40 anni "curato" con ricoveri coatti nelle strutture psichiatriche e dosi massicce di farmaci psicotropi.
Un documentario prodotto dalla Commissione parlamentare d'inchiesta del Senato della Repubblica sul Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, ci mostra invece la vergogna degli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia, laddove le persone anzichè venire aiutate a ritrovarsi vengono soltanto recluse e costrette, per poi essere il più delle volte abbandonate a se stesse a pena scontata.
Il paradosso di un sistema fin troppo oneroso per le casse dello Stato che finisce però con l'essere una struttura fine a se stessa mentre la sua finalità principale, ossia la riabilitazione dell'individuo, si è persa per strada.

 R. V.


                                                      

giovedì 14 aprile 2011

Psichiatria, controllo sociale e rispetto della persona: parla Giorgio Antonucci

In questi video l'intervista di Saverio Tommasi a Giorgio Antonucci, psichiatra "contro", colui che per primo assieme a Franco Basaglia a partire dalla fine degli anni '60 pose termine in Italia alla segregazione manicomiale.
Antonucci ci spiega tra l'altro come la cosiddetta legge Basaglia venga impropriamente definita tale, perchè in realtà essa rappresenta solo in parte il pensiero e le indicazioni del medico veneziano.
Il dottor Antonucci si rammarica anche del fatto che le ospedalizzazioni forzate avvengano ancora oggi e per come il trattamento farmacologico della persona in crisi possa diventare nient'altro che un mero fattore di repressione, le catene chimiche in luogo della vecchia camicia di forza.
http://www.youreporter.it/video_Antipsichiatria_intervista_al_Dottor_Antonucci_1_di_3_1

 R. V.