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martedì 8 novembre 2011

Alcune perle di saggezza finanziaria

Ricollegandomi per certi aspetti al post precedente, pubblico tre considerazioni di altrettanti membri della casata Rothschild.

La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere 
[Amschel Mayer Rothschild, 1773]

Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi 
[Rothschild, alla Ditta Ikleheimer, Morton e Vandergould di New York, 26 giugno 1863]

Permettetemi di emettere e gestire la moneta di una nazione, e mi infischierò di chi ne fa le leggi. 
[Mayer Anselm Rothschild]


sabato 5 novembre 2011

IN NOME DEL POTERE FINANZIARIO

Amici di Quiudinelibera, ormai conoscete bene Paolo Barnard: in merito alle ultime, travagliate vicende di quest'Italia e di quest'Europa, i cui popoli sono in perenne balia delle scommesse fatte sulla loro vita da una cricca di ricconi bastardi, che hanno deciso che le Nazioni un tempo sovrane dovevano diventare le loro colonie e ce l'hanno fatta con la complicità dei burattini che noi chiamiamo governanti, vi riporto di seguito il testo integrale del suo ultimo articolo, pubblicato oggi stesso sul suo sito.
Leggetelo senza pregiudizi, poi andate a informarvi se le cose scritte vi risultano un po' strane e ragionateci su...ma con la vostra testa.


“Non abbiamo nessun problema che ci obblighi a rivolgerci al Fondo Monetario Internazionale… Abbiamo un problema passeggero che si corregge… Va capito che il problema è strutturale e che ha a che fare con l’Euro, con la sua  creazione…”


No, non è Berlusconi, era il premier portoghese Josè Socrates l’11 ottobre 2010, pubblicato dal quotidiano Diario de Noticias. Un paio di personaggi tolsero le loro scarpe da 1300 dollari dal mogano della scrivania e fecero una telefonata. La linea viaggiò da Singapore a Manhattan, da Ryad a Bruxelles, da Francoforte alla City di Londra. Fatelo fuori, gli abbiamo lasciato un po’ di aria nella trachea e questo l’ha usata per rantolare. Non si rantola con noi, si muore in silenzio. Chiudetegli l’aria. 

Tassi sui titoli portoghesi alle stelle, il Tesoro portoghese che vede i numeri del debito sui computer schizzare in alto esattamente come la frequenza cardiaca di chi fosse attaccato a un cardio-monitor mentre lo strangolano. Poi il silenzio. Socrates è un dead man walking, è morto. Il Fondo Monetario entra trionfale a Lisbona seminando devastazione. Le conseguenze in una frase scritta dall’International Business Times: “Il Portogallo ha accettato delle misure di austerità durissime che ora minacciano di soffocare proprio la crescita di cui necessita per salvarsi dal debito”. Cioè, è proprio la cura dettata dalle elite che uccide il paziente moribondo. Un giornalista italiano l’aveva detto, e l’aveva pure raccontato alla sua nonna, e aveva spiegato perché lo fanno e chi sono. Ora tocca a noi.

Gli sterminatori Neoclassici, Neomercantili e Neoliberisti non potrebbero fare nulla di tutto questo se ancora avessimo una moneta sovrana. Ma Mario Draghi, che dovrebbe essere fucilato a Roma per alto tradimento e con lui Prodi, Monti, e Bini Smaghi per primi, dice no. N-o, due lettere, le sofferenze che ne derivano non stanno in un’intera epica.

Caro Silvio, ti hanno augurato di morire di cancro, di infarto, di Viagra. Ora fanno sul serio. Sei immensamente patetico mentre tenti di resuscitare la tecnica del tuo maestro Ronald Reagan “Va tutto bene, e ve lo dico col sorriso a 50 denti”. Con la differenza che lui aveva una moneta sovrana che spese a debito come un pazzo, e per un po’ al suo “tutto bene” seguì veramente tutto bene. Al tuo segue la necrosi delle tue gengive, il tuo tempo è scaduto.

Gli italiani non s’immaginano cosa li aspetta. Ma dovrei piangere? Guardo i dati auditel di Santoro giovedì, e guardo la lapide dei partigiani diciottenni che ho sotto casa. L’audience di Santoro è viva, ma quei partigiani sono morti per fortuna, non devono soffrire, loro non se lo meriterebbero. Ok, gli altri si meritano tutto. Non piango, mi guardo Giorgia che canta ‘E’ l’amore che conta’ su Youtube. Che capolavoro di canzone, che capolavoro di città Venezia. (a chi la venderà il prossimo governo? Speriamo non agli arabi, al limite i koreani, dai, speriamo).


N. B.: sia chiaro comunque che neppure per Silvio Berlusconi, descritto da Barnard come un "male minore" per la democrazia italiana, chi scrive nutre alcuna simpatia, né politica né umana.
E ci mancherebbe altro...

R. V.

giovedì 29 settembre 2011

Internet e libera informazione: l'attacco continua.

Cari Amici, come altre volte ricorro a uno dei blogger italiani per eccellenza, Claudio Messora, in arte byoblu, per illustrarvi come il governo del nostro Paese stia facendo di tutto per imbrigliare la libera informazione in Rete e ridurre al silenzio le voci dei blog, con il pretesto di normare la diffusione delle notizie.
La parola a Claudio: cliccate qui.


Guarda il video su You Tube 

 r. v.


lunedì 9 maggio 2011

Energie rinnovabili e "furbate" del governo dei nuclearisti

Così scrive oggi Jacopo Fo sul sito del Fatto Quotidiano.
Da leggere e far girare in Rete.

               Schizofrenici nucleari

Giorgio Meletti, su Il Fatto, ci ricorda quel che scrivevano i nuclearisti prima dell’apocalisse giapponese. Varrebbe la pena di rileggerlo: “Il nucleare è una tecnologia sicura. Con le norme e gli standard attuali, incidenti come quello avvenuto a Chernobyl non possono più ripetersi… le probabilità di un evento catastrofico di quel tipo sono una ogni cento milioni di anni.”

Il problema è che, a quanto pare, la misura immensa del loro errore di valutazione non li ha assolutamente portati, almeno nella loro frangia governativa, a un profondo ripensamento.

Nel quasi totale silenzio dei media si è compiuto un assalto a un treno carico d’oro: il fotovoltaico è il nemico da battere per impossessarsi di mille casse d’oro. La situazione è oltre il grottesco e il demenziale.

Il 4 marzo 2011 un bel decreto legge blocca tutti gli impianti fotovoltaici che non saranno ultimati entro il 31 maggio 2011. Un disastro epocale per chi stava costruendo un impianto che avrebbe potuto essere ultimato in 9 mesi ma non in 90 giorni. Centinaia di imprenditori rovinati, e centinaia di aziende costrette a chiudere licenziando migliaia di dipendenti.
Ci dicevano: si spende troppo per il fotovoltaico, meglio il nucleare…

Poi, spaventato dalla certezza di perdere il referendum sul nucleare, il governo ha proclamato una moratoria sulle nuove centrali.

Ora la logica vorrebbe che si facesse subito marcia indietro sul fotovoltaico. Ma il testo del nuovo sistema di incentivi che il governo ha appena varato, a quanto pare, servirà a far fuori il fotovoltaico sparandogli alla schiena e nessuna forza sembra in grado di organizzare un’opposizione fattiva.

Il crimine viene commesso in modo raffinato.

Nominalmente il decreto, infatti, ristabilisce nuovi finanziamenti per il fotovoltaico (anche se in quantità e modalità vistosamente ridotte) ma c’è un codicillo che stabilisce un tetto alla spesa. Un sottocodicillo (astutissimamente) stabilisce poi che il tetto non viene calcolato sulla base degli impianti realmente costruiti ma sulla base delle domande presentate. Siamo alla cultura bizantina: la differenza, apparentemente insignificante, sta nel fatto che gran parte delle domande presentate NON vengono poi portate avanti e quindi le graduatorie ingorgate da domande farlocche impediranno a molti che vogliono veramente realizzare un impianto di entrare in graduatoria. Un ulteriore codicillo stabilisce infatti che non occorre avere l’approvazione dell’Enel per la connessione alla rete elettrica, che è molto più lunga e difficile da ottenere degli impianti di produzione di elettricità.

Cioè, si fa un finanziamento costruendolo in modo tale che poi sia in gran parte non utilizzato.

Alla prima graduatoria ci troveremo di fronte a una situazione disastrosa, con migliaia di domande per progetti con autorizzazioni impossibili da ottenere che ruberanno il posto agli impianti veramente realizzabili.

Il risultato sarà una drastica riduzione dei kilowatt installati e una grave crisi del settore fotovoltaico. E noi ci troveremo a dover pagare da subito l’energia elettrica più cara.

Se infatti è vero che finanziare il fotovoltaico ci costa circa il 5% della bolletta elettrica, è anche vero che la produzione di energia elettrica si concentra nelle ore più calde del giorno, specie in estate quando ci sono i picchi dei consumi e la corrente è più cara.

Uno studio della ASPO Italia e Cautha S.r.l. dimostra proprio questo: nei prossimi anni l’aumento del fotovoltaico sarebbe stato un contrappeso ai picchi dei consumi, tale da provocare un risparmio in bolletta per i consumatori intorno al 5% *.

E dietro a questa questione si nascondono anche le ragioni forti (dei poteri forti) che hanno portato a queste scelte scellerate.

Chi produce energia elettrica da fonti fossili ha il massimo dei suoi guadagni proprio nei momenti di picco dei consumi. Se il fotovoltaico aumenta l’offerta di energia proprio nelle ore di picco dei consumi, chi produce energia dal fossile ci perde una barca di soldi. Quindi, per i soliti interessi miopi si decide di fare un bel buco nella barca sulla quale stiamo remando.

Come è possibile pensare che il sistema Italia continui a galleggiare senza investimenti nel settore energetico rinnovabile, con i prezzi del petrolio che potranno solo salire?

Garantirsi energia elettrica a prezzi certi in futuro è un imperativo assoluto. Non è una cosa che si può rimandare. E questo dovrebbe essere prioritario per tutti i cittadini e i loro polmoni e per tutti gli imprenditori.

Senza energia elettrica è più faticoso produrre automobili.
Per saperne di più clicca qui

* Nota: Il Senatore Ferrante,
vicepresidente Kyoto Club ci spiega che: "Gli incentivi per le fonti rinnovabili pesano per meno della metà del totale degli oneri di sistema: nel 2010 circa 2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di euro… "